Fuori raccordo, la nuova Roma adesso è oltre il Gra

salagiochidi Giuseppe Serao –

Nel volume “Fuori Raccordo” la capitale non si identifica più con il centro storico ma con la sue nuove ed estese periferie. Tra outlet, e-commerce e gioco d’azzardo.

Roma, oramai, è la sua periferia. Non esiste più la distinzione tra il centro della città e le storiche borgate care a Pier Paolo Pasolini. Nel corso di questo primo scorcio del XXI secolo, la vita vera della metropoli si è spostata nei territori sempre più urbanizzati situati oltre il Grande raccordo anulare. Questa profonda trasformazione è stata analizzata da un team di urbanisti, sociologi e antropologi che hanno raccolto i loro saggi nel volume Fuori Raccordo, curato da Claudio Cellamare, nelle librerie per i tipi di Donzelli.

Pochi esempi. Amazon, la multinazionale dell’e-commerce, collocherà a breve la sua nuova sede per il Centro-Sud Italia nell’area industriale di Passo Corese, a ridosso di un grande snodo autostradale. Il centro commerciale Porta di Roma, all’intersezione dell’A1 con il Gra, registra oltre 16 milioni di visitatori l’anno, quasi tre volte di più dei turisti che ammirano il Colosseo. La “città del gioco d’azzardo” nella zona orientale della città, la “Las Vegas Tiburtina”, ha assunto tali dimensioni da assomigliare a una delle tante oasi americane del divertimento di massa. Cosa resta del cuore della capitale? In questa nuova dimensione policentrica che annulla la dicotomia tra urbano e non urbano, il centro storico si è ridotto a un distretto del turismo, del commercio e in una cittadella della politica.

«La periferia – spiga Cellamare – non conosce più il limite idealmente costituito dal Grande raccordo anulare, ormai un vero e proprio “luogo” attorno al quale si è realizzato non solo un intenso sviluppo insediativo, ma anche un vero e proprio cambiamento antropologico nei modi dell’abitare». E questa trasformazione è ancora più radicale oltre il Gra. «L’esodo (dal centro della città, n.d. r.) non è segnato da distinzioni socio economiche – sottolinea l’urbanista – e nei fatti non si generano fenomeni di mixité, ma una semplice giustapposizione di realtà che non dialogano tra loro: complessi abitativi esclusivi all’interno di campi da golf, aree residenziali abusive, poli tecnologici, aree industriali, zone agricole, poli del gioco d’azzardo, campi rom». Questo sviluppo così contradditorio trova una spiegazione nell’analisi nei fenomeni dell’abitare. Nel territorio extra-Gra, o a ridosso, si è registrato il più intenso sviluppo insediativo negli ultimi quindici anni. Tra il 2001 e il 2011, la popolazione all’interno del Gra non è cresciuta, anzi è lievemente diminuita; mentre è cresciuta, fortemente (23,4%) quella che abita tra il Gra e il confine del comune di Roma, e (16,2%) quella residente nell’area metropolitana.

Roma, dicono gli studiosi autori
del libro, è coinvolta in un processo di enormi dimensioni: l’urbanizzazione globale. Ovvero quel processo complessivo di estensione dell’urbano sull’intero globo terrestre. Una finestra su questo mondo l’ha aperta Gianfranco Rosi con il film “Sacro Gra”. Ed è probabile che prima o dopo, qualche altro regista darà poesia alla realtà, raccontando le storie dei “nuovi” abitanti di questa nostra città-regione.

roma.repubblica.it

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