Così i regali arrivano in tempo per Natale: viaggio ad Amazon Italia

amazon_13di Greta Sclaunich –

Il giorno clou per l’impacchettamento dei doni di Natale è il 15 dicembre: ecco come i 1.350 dipendenti del centro di distribuzione gestiscono il boom delle Feste.

Oltre 700 km di carta regalo, più di 270 di nastro, un camion pieno in partenza ogni tre minuti. Non è nemmeno il giorno più impegnativo dell’anno: intorno al 15 dicembre al centro Amazon di Piacenza c’è il boom di impacchettamento dei doni di Natale. Ma il vero periodo clou, quello in cui viene gestito il picco di ordini, è quello successivo al Black Friday, a fine novembre. Poi c’è Santa Lucia con i suoi regali, il rientro a scuola a settembre con la consegna dei libri scolastici. «E i weekend di pioggia: quando c’è brutto tempo la gente ordina di più», sorride Stefano Perego. Brianzolo, 44 anni, è l’uomo sul quale Jeff Bezos ha puntato per portare Amazon in Italia. E’ lui, infatti, che ha gestito la nascita e lo sviluppo di Amazon Italia e soprattutto del centro di distribuzione di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza. La piattaforma di e-commerce da noi è attiva dal 2010, e Perego ricorda bene il primo ordine «effettuato il 23 novembre, all’epoca ci rifornivamo in Francia». Come ricorda il primo articolo spedito dal centro piacentino, che ha aperto i battenti l’anno successivo: «Era un libro d’arte, diretto in Sicilia: l’ho anche preso in mano».

Un’azienda italiana (ma con la musica ad alto volume)
Cinque anni più tardi, Perego fa il punto citando un numero e una promessa: «Avevamo pronosticato l’assunzione di 1300 persone, oggi ne impieghiamo 1.350. Le prime 400 le ho assunte io personalmente e le conosco tutte». Non è una battuta. Nemmeno un’esagerazione. Mentre Perego gira per l’azienda (dove torna di rado: da circa un anno è technical advisor nella sede centrale di Seattle) si ferma di continuo a salutare impiegati, manager, operai. Una pacca sulla spalla, una stretta di mano. Dalle battute che si scambia con i suoi dipendenti capisci che non è una finta: li conosce davvero, si informa sulla loro vita e sulle loro famiglie. L’atmosfera amichevole, però, finisce qui. Nel centro logistico di Piacenza non ci sono i dettagli colorati e giocosi che ti aspetti di trovare nella sede italiana di un colosso americano del tech: niente divani dai colori vivaci, foto degli impiegati con la data del compleanno, merendine a disposizione di tutti sugli scaffali o ceste di frutta bio. Sarà perché Amazon non è più una startup (è stata fondata nel 1994, 22 anni fa), sarà perché il centro di Castel San Giovanni non è una sede commerciale di rappresentanza ma qui sembra proprio di essere in un’azienda italiana come tante, senza nessuna concessione ai canoni di originalità e vivacità della Silicon Valley. Con una sola eccezione: la musica ad alto volume nell’area di impacchettamento dei pacchi. La scelgono gli operai a rotazione, l’idea viene da Perego stesso, «così lavorano meglio, sennò sai che noia».

Il caos per ridurre il rischio di errori
Un altro dettaglio sembra fuori posto, ma è voluto: il disordine negli scaffali del magazzino. Un router sistemato accanto ad un ferro da stiro, una trousse vicino ad un pacco di integratori alimentari per animali, una batteria di pentole a fianco di un trolley. «E’ fatto apposta per ridurre al minimo il rischio di errori: se mettessimo tutti i prodotti di uno stesso tipo vicini aumenteremmo la possibilità di sbagliare, scegliendo un prodotto di una marca anziché quello di un’altra», riassume Perego. Il controllo merci, qui, non è una fase ma una serie di operazioni continue e presenti a tutti i livelli. Si comincia nell’area di ricezione delle merci: tutto ciò che arriva viene controllato una prima volta. Poi c’è il controllo nella fase di immagazzinamento, quello nella fase di impacchettamento e infine, in quella di spedizione: il pacco, appoggiato su un nastro trasportatore, passa sopra una bilancia e se il peso non corrisponde all’ordine viene bloccato e ricontrollato ancora una volta. Senza contare il controllo qualità, «per noi fondamentale: se ne occupa una squadra di circa cento persone», spiega il manager.

Le prossime aperture: Torino e poi Passo Corese
Non c’è solo il fattore umano. Per gestire la logistica Amazon si basa molto sulla tecnologia, soprattutto quella predittiva: come spiega Perego «a gennaio iniziamo a lavorare per gestire le previsioni per l’anno successivo». La precisione è essenziale per sviluppare un sistema che, secondo le analisi, è in continuo aumento: «I dati generali ci mostrano che nel primo trimestre del 2016 18,8 milioni di italiani hanno fatto acquisti online. La fetta di mercato di Amazon è del 5% e noi vorremmo salisse fino al 15%», rivela il manager. Gli investimenti del colosso in Italia rispecchiano questa strategia: dopo Castel San Giovanni hanno aperto i battenti gli uffici di Milano e il centro per il customer service di Cagliari. Entro fine anno aprirà il centro di ricerca di Torino ed entro l’autunno prossimo il centro di distribuzione laziale di Passo Corese (anche qui, come a Piacenza, l’obiettivo è di arrivare a 1.200 posti di lavoro in tre anni). Facendo salire di 150 milioni di euro gli investimenti del colosso nel nostro Paese: finora ne sono stati già stanziati 450, con la creazione di 2mila posti di lavoro totali.

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