Renzi, lotta contro il tempo

fer-2di Giovanni Tagliapietra –

Costretto dalle mille emergenze ad uno slalom tra i problemi ha approfittato dell’esito del Brexit per rinviare la direzione del partito con annessa rese dei conti. C’è da pensare all’Europa. Ma la questione del referendum gli sta scoppiando tra le mani. E lui non ha una strategia.

La Ue è più forte di ogni difficoltà, l’Italia farà la sua parte, il Brexit avrà effetti limitati sulla economia reale del nostro Paese. Matteo Renzi ce l’ha messa tutta per gettare acqua sul fuoco, per rasserenare, per rassicurare l’opinione pubblica. Uno sforzo titanico ed inutile, mentre i media nazionali e internazionali martellano senza pause con servizi, interviste, analisi sul referendum che ha portato la Gran Bretagna fuori dall’Europa. Chi mente? Minimizzare è pericoloso quanto enfatizzare, ma dopo aver scambiato baci e abbracci con la Merkel ed essersi auto-ritagliato un ruolo di collante tra gli europartners il premier si trova spiazzato nella nuova situazione ed è timoroso di dover affrontare una pressione centrifuga anche da una fetta dell’elettorato italiano. Non ci voleva. Ci vorranno due anni per risolvere sul piano tecnico la crisi, ma Renzi è uno pratico, pragmatico. Brexit capita a fagiolo, gli consente di distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi che lo angosciano e lo rendono nervoso e sbrigativo davanti alle telecamere. La crisi economica, la povertà, la mancanza del lavoro? Certo che no, al premier interessa arrivare ad una intesa con gli oppositori nel partito al referendum di ottobre, interessa non farsi sommergere dalla contestazione della sinistra Pd, interessa far dimenticare l’esito imbarazzante dei ballottaggi di domenica. La prima mossa di Renzi? Rinviare la direzione prevista per la mattinata, un appuntamento cruciale che il premier aveva già rinviato. Addio resa dei conti, non vedete che ci sono cose più serie, non vedete che ci sta crollando l’Europa addosso? E allora ne parliamo un’altra volta. Del referendum, della personalizzazione del medesimo, della sconfitta del Partito a Roma e a Torino. Proprio adesso che Bersani ha rotto gli indugi, che D’Alema è uscito allo scoperto. Nel giorni scorsi contro Renzi e i suoi errori si è scatenato un bombardamento pesante, anche la stampa amica non ha potuto tacere il disappunto, in una serata da Floris, a La7, prima il filosofo Cacciari, e poi una Ferilli in splendida forma hanno fatto a pezzi il povero Matteo con tesi e argomentazioni ineccepibili. Il Pd ha perso l’anima, ha detto l’attrice di Fiano Romano, Pci di estrazione familiare. Ha ragione, indubbiamente, Renzi ha modificato geneticamente il partito, lo ha reso altro da quello che godeva della fiducia totale di milioni di elettori. Serve cambiare e cambiare in fretta. Ammesso che Il Movimento a cinque stelle gliene lasci il tempo

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