Ballottaggi, Fratoianni (Si) decreta la fine del centrosinistra

fratoianni15di Matteo Pucciarelli –

Il coordinatore nazionale di Sel manda un messaggio chiaro al Pd: a Roma e Torino si vota M5s. Non si può criticare le politiche del governo e poi “non essere conseguenti sul piano elettorale”. “Renzi perde? Va bene così, non potrebbe essere diversamente. Il Re è nudo”.

Il centrosinistra è finito e i richiami contro il “populismo” non funzionano più. Almeno a sinistra. La disamina è di Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale di Sel e tra i promotori di Sinistra Italiana. Ed è affidata a Commo, il portale a metà tra social network e piattaforma condivisa del nascente movimento. Un messaggio chiaro al Pd, seppur con tutte le cautele del caso: a Roma e Torino si vota Cinque Stelle. Una posizione simile a quella del segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero. Ma che fa sicuramente più rumore, visto che Sel è in coalizione con il Pd a Milano e a Cagliari. Visto che Sel, ancora, governa con i democratici anche nel Lazio.

I risultati per la sinistra-sinistra a queste elezioni amministrative non sono stati positivi (a parte l’exploit di Luigi de Magistris a Napoli) e il giorno dopo è partito lo scontro interno tra chi si turerà il naso per votare Pd e chi invece farà lo stesso per votare Cinque Stelle. Una scelta non da poco perché l’ambiguità di fondo della nascente Si è quella di sempre a sinistra: essere autonomi dal Pd oppure rappresentarne la sponda più radical?
La spinta di Fratoianni è chiara: autonomia completa e definitiva. “La logica del ‘tanto peggio tanto meglio’ non ci appartiene – scrive il leader di Sel – ma non possiamo credibilmente sostenere che le politiche di Renzi (il Jobs Act, la buona scuola, lo sblocca Italia, la riforma costituzionale e quella elettorale) siano parte di un disegno che ha al centro l’indebolimento della qualità della democrazia nel nostro paese, e poi non essere conseguenti sul piano elettorale e dell’analisi del voto. Renzi perde? Va bene così, non potrebbe essere diversamente. Il Re è nudo”.

L’ex assessore pugliese della giunta Vendola continua: “Mi paiono velleitarie le chiamate alle armi contro il populismo. Il populismo è divenuto la cifra dell’offerta politica di questo tempo proprio perché a questo nostro tempo è stata tolta prospettiva e profondità (…) Da tutto ciò non possiamo prescindere: è dentro questo scontro tra alto e basso della società che dobbiamo costruire un progetto di cambiamento. La lettura nostalgica o la riproposizione del centro-sinistra non ha quindi alcun fondamento. Non c’è più, è stato sepolto dalle scelte concrete e dalle politiche perseguite in questi anni che non hanno tenuto in nessun conto le sofferenze sociali che si producevano”.

Il ragionamento continua con un’altra autocritica: “La sinistra in questi anni si è raccontata ed è stata percepita come la sinistra del centro-sinistra. Ha avuto a cuore i dibattiti su come superare le soglie di sbarramento piuttosto che su come cambiare il mondo”. La strada per ricostruire la sinistra parte dal fatto che “tutto debba cominciare dal sentimento di ingiustizia che attraversa nel profondo la società in cui viviamo. Quel sentimento punta l’indice esattamente dove va puntato: sulla insopportabile disuguaglianza che l’economia globale in cui siamo immersi produce ogni giorno”.

Tra le righe della riflessione di Fratoianni c’è anche un’ennesima stoccata a chi ha riconfermato l’impianto del centrosinistra, anche dentro la stessa Si: “A nulla servono le cosiddette buone pratiche di governo se non vivono dentro una visione. Sono importanti le strisce pedonali, come coprire le buche nelle città, ma tutto ha un senso politico se non lo si fa, per esempio, solo nel salotto buono delle città, ma innanzitutto nelle periferie dove la vita è meno semplice”.

Insomma, il cordone ombelicale tra ex compagni di “Italia Bene Comune” sembra essere stato reciso una volta per tutte. La stessa Sel, a suo tempo, nacque da una scissione di Rifondazione proprio scommettendo sulla possibilità di spostare l’asse a sinistra del centrosinistra. Missione fallita, soprattutto con l’avvento del renzismo, per i “compagni” ricomincia un’altra sfida, perché “ne hanno tutti abbastanza della sinistra un po’ parolaia che non trae conclusioni pratiche dalle proprie analisi”.

www.repubblica.it

 

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