Sanitari no vax, il Governo accelera. Dal cambio di mansione fino al licenziamento

Vaccino-sanitariIl Governo al lavoro sul decreto legge per rende obbligatoria la vaccinazione ai sanitari che lavorano a stretto contatto con i pazienti.

L’ultimo caso, forse il più eclatante, in una RSA di Fiano Romano dove 27 anziani ospiti e 3 operatori sanitari sono risultati positivi al covid. Contagi partiti da operatrice socio sanitaria che aveva rifiutato la vaccinazione. Ma casi simili si registrano ogni giorni da Nord a Sud. Anche in Calabria non sono mancate situazioni analoghe. I primi di marzo, ad esempio, al Giannettasio di Corigliano-Rossano, un infermiere e un medico sono risultati positivi ed entrambi non erano vaccinati. Da mesi si è aperta una vera e propria diatriba tra chi ritiene doveroso obbligare alla vaccinazione chi lavora a stretto contatto con anziani e persone fragili. In molti chiedono il pugno duro. In Puglia, ad esempio, l’assessore alla sanità Lo Palco ha apertamente chiesto di effettuare trasferimenti e ferie forzate per gli operatori sanitari no vax, evidenziando come “a queste persone mancano le basi della scienza medica”. Qui è già vigente una legge che prevede, a prescindere dall’eventuale intervento del Governo nazionale, pesanti sanzioni sugli operatori sanitari che rifiutano le vaccinazioni ordinarie e quella anti-Covid.

“Non va bene che operatori sanitari non vaccinati siano in contatto con i malati», aveva chiosato il premier Mario Draghi. Più duro il commento del sottosegretario alla Salute Pierpoalo Sileri “Il personale sanitario che si rifiuta di vaccinarsi è incompatibile con il percorso di studio che ha fatto e con la missione che sta facendo. Per me tolleranza zero. È inaccettabile“. “Quella sugli operatori sanitari non vaccinati – ha invece puntualizzato il ministro della Salute Speranza – “è una norma a nostro vaglio ma riconosciamo che l’adesione del personale sanitario è stata molto ampia, è la stragrande maggioranza e ha dato il buon esempio. C’è un pezzetto molto minimale, che stiamo quantificando, sul quale valutiamo un intervento con una norma”.

Tre ministeri al lavoro sul DL
Ed allora cosa fare? Per far rispettare un obbligo servono sanzioni che abbiano una chiara finalità dissuasiva. Per questo il Governo adesso sta lavorando ad un decreto legge per obbligare alla vaccinazione i sanitari ma che non riguarderebbe tutto il personale sanitario ma solo chi di loro lavora a contatto con i pazienti l’obbligo di vaccinarsi contro il Covid 19. Sul testo sono al lavoro tre ministeri, Giustizia, Sanità e Lavoro oltre alla presidenza del Consiglio dei ministri.

Dalla sospensione fino al licenziamento
Per evitare il proliferare di contenziosi, si sta studiando nell’ambito del decreto che dovrebbe rendere obbligatorio il vaccino per gli operatori sanitari a contatto con i pazienti, l’ipotesi di un cambio di mansioni per chi continua a rifiutare il vaccino, come alternativa alle sanzioni che si stanno ancora definendo. Ma allo studio c’è anche la sospensione o forse persino il licenziamento per il personale sanitario che pur essendo a contatto con i malati decide di non vaccinarsi. Per ora si tratta solo di ipotesi, visto che la bozza del decreto sull’obbligo di vaccinazione per medici e infermieri è in via di definizione. Nel dl sarà previsto anche lo scudo penale per medici e infermieri impegnati nelle somministrazioni. Il decreto con il quale il governo si appresta a introdurre l’obbligo di vaccinazione per il personale sanitario a contatto con i pazienti ha la sua cornice nelle sentenze della Corte costituzionale, che è più volte intervenuta nella materia dei vaccini. Una delle ultime sentenze sull’obbligo vaccinale è del 2018 e relatrice era l’attuale ministra della Giustizia Marta Cartabia. Si tratta della sentenza con cui la Corte Costituzionale bocciò tutte le questioni sollevate dalla Regione Veneto contro l’obbligo di vaccinazione per l’iscrizione a scuola, reintrodotto nel 2017 dalla legge voluta dal ministro Beatrice Lorenzin. Prevede anche il trasferimento dei sanitari obiettori dai reparti a rischio, il procedimento disciplinare e la sanzione pecuniaria sino a 5.000 euro.

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