AmafireVictorRCaivanodi Laura Naka Antonelli –

Lavori per Amazon? Attenzione: un commento contro le sue politiche ambientaliste potrebbe costarti il posto di lavoro. Il colosso dell’e-commerce fondato da Jeff Bezos imbavaglia i propri dipendenti? Sembra proprio di sì, stando almeno a quanto riportato dai lavoratori del gigante che hanno fondato l’associazione Amazon Employees for Climate Justice.

Sono stati loro stessi a rendere noto che Amazon ha minacciato di licenziarli per le dichiarazioni ambientaliste rilasciate e, in particolare, per le critiche mosse alle stesse politiche ambientaliste adottate dal gruppo. Non sia mai: è il messaggio che emerge da questa storia.

We must be able to speak up. Here is our press response to Amazon’s intimidation tactics. 3/ pic.twitter.com/7DqhCw09Yf

— Amazon Employees For Climate Justice (@AMZNforClimate) January 2, 2020
Così si legge nel comunicato che è stato diramato dal gruppo Amazon Employees for Climate Justice: (Dipendenti di Amazon per la Giustizia per il clima), con data 2 gennaio 2020 (ieri):

“Amazon threatens to fire workers speaking out on the company’s role in the climate crisis”, ovvero “Amazon minaccia di licenziare i dipendenti che parlano del ruolo della società nella crisi del clima”: già il titolo dice tutto.

“I dipendenti di Amazon sono stati contattati dai rappresentanti legali e delle risorse umane di Amazon e interrogati sui commenti pubblici che hanno rilasciato a proposito della responsabilità di Amazon nella situazione di emergenza climatica globale. Alcuni dipendenti hanno ricevuto successivamente email che hanno minacciato i licenziamenti, nel caso in cui avessero continuato a parlare del business di Amazon. I dipendenti – continua la nota – sono leader di Amazon Employees for Climate Justice (AECJ), gruppo creato per sfidare Amazon a diventare leader di rilievo nella lotta contro i cambiamenti climatici. La decisione di Amazon di prendere di mira i dipendenti è arrivata appena un mese dopo che Amazon aveva annunciato il proprio impegno verso l’ambiente (il Climate Pledge), impegnandosi per la prima volta a rispettare i limiti sulle emissioni di gas inquinanti: una grande vittoria per AECJ. Prima dell’annuncio del Climate Pledge, i dipendenti avevano lanciato un appello alla società affinché diventasse leader nel contrastare la crisi climatica per dieci mesi, riunendo migliaia di suoi dipendenti provenienti da tutte le parti del mondo, per partecipare alla marcia del 20 settembre del Global Climate Strike, lo sciopero globale per il clima”.

Il comunicato va avanti citando quanto detto da Maren Costa, User Experience Principal Designer di Amazon che è stata minacciata di licenziamento per aver parlato con il Washington Post:

“Questo è il momento di avere una politica sulla comunicazione che ci permetta di parlare onestamente del ruolo della nostra società nella crisi climatica. Questo non è il momento di sparare ai messaggeri. Questo non è il momento di silenziare chi parla”.

La nota comunica anche che Amazon ha cambiato la propria politica di comunicazione a settembre e che le regole attuali “richiedono che i dipendenti cerchino l’approvazione del gruppo prima di parlare di Amazon in qualsiasi discorso pubblico in cui si presentino come dipendenti”.

IL GRUPPO ATTIVISTA: IN CHE MODO IL MONDO RICORDERA’ JEFF BEZOS?

Su Twitter l’associazione AECJ non esita a sfidare ancora di più il bavaglio imposto da Amazon:

“In che modo il mondo ricorderà Jeff Bezos nell’era dell’emergenza climatica? Utilizzerà lui il suo immenso potere economico per dare un aiuto, oppure no? Per favore, dite ad Amazon e a Jeff Bezos: Il nostro mondo sta andando a fuoco e ha bisogno disperatamente di una leadership climatica. Smettere di silenziare quei dipendenti che stanno suonando l’allarme”.

Oltre a Costa, Amazon ha minacciato di mettere alla porta anche Jamie Kowalski, ingegnere per lo sviluppo dei software, stando a quanto ha riportato il Washington Post, che è stato il primo a parlare della notizia nella giornata di giovedì. Gli stessi interessati, Kowalski e Costa, hanno detto di aver ricevuto lettere da uno degli avvocati di Amazon, dopo aver parlato pubblicamente a ottobre.

Come ha risposto in tutto questo Amazon?

Jaci Anderson, portavoce del gruppo, ha affermato che la politica di comunicazione del gruppo non presenta nessuna novità rispetto al passato. E che a settembre, ha aggiunto, Amazon ha in realtà reso ancora più facile ai dipendenti la comunicazione, aggiungendo un modulo da compilare sul sito interno, con cui i lavoratori possano chiedere l’approvazione ai vertici riguardo a cosa dicono in pubblico sulla società.

In precedenza, invece, i dipendenti dovevano ricevere una approvazione diretta da parte di un vice direttore generale senior. Anderson ha aggiunto che la società incoraggia i suoi dipendenti a lavorare “in team” , oltre a permettere loro di dare suggerimenti su come apportare “miglioramenti al modo in cui operiamo attraverso questi canali interni”.

Una risposta che rischia di scatenare ulteriori polemiche soprattutto in tempi, come questi, in cui l’attenzione del mondo è tanto focalizzata sulla necessità di fare qualcosa per preservare il pianeta, sulla scia anche dei vari movimenti che sono nati seguendo l’esempio dell’attivista Greta Thunberg.

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Origine: www.fianoromano.org