08mercatone_unodi Paolo Giomi –

Mentre prosegue in ogni regione d’Italia coinvolta dalla “bomba” la protesta dei dipendenti del gruppo Mercatone Uno, che da quasi 10 giorni ormai sono di fatto senza lavoro a causa della improvvisa (e non comunicata) chiusura di tutti i 55 punti vendita del Paese, si fa sempre più esplosiva un’altra situazione, quella relativa ai clienti dei negozi, che prima o a ridosso del 25 maggio scorso si trovavano in una situazione di “conto aperto” con il gruppo, con articoli da prelevare perché già pagati in parte o in toto, e che adesso si ritrovano non solo senza prodotti acquistati, ma anche senza la possibilità di vedersi riconosciuti i dovuti risarcimenti. Una situazione intricata, non solo alla luce dei fatti, ma anche da punto di vista normativo, dal momento che i clienti ritrovatisi improvvisamente in questa condizione – secondo una stima sarebbero circa 20mila in tutta Italia, per un totale di acconti o anticipi versati pari a quasi 4 milioni di euro – si ritrovano in una condizione di “chirografari”, e che per questo non possono venire conteggiati come utenti da rimborsare nel conteggio delle passività maturate dalla Shernon Holding srl, la società che a metà 2018 rilevò il gruppo per poi fallire miseramente meno di un anno dopo. Per questo, come raccontato nei giorni scorsi dal Corriere di Rieti, le associazioni dei consumatori si stanno muovendo per denunciare i proprietari per insolvenza fraudolenta. E queste situazioni non mancano neppure presso l’ex punto vendita di Capena, dove sono stati versati acconti per decine di migliaia di euro. “Nei giorni scorsi non ci è stato possibile protestare o manifestare di fronte al nostro punto vendita, perché i clienti venivano giustamente e comprensibilmente imbestialiti, prendendosela poi di rimando con noi”, ha raccontato uno dei dipendenti del punto vendita tiberino pochi giorni dopo la chiusura. Lui che, al pari dei suoi colleghi, è vittima di questa triste storia tutta italiana, al pari dei clienti che rischiano di vedersi privare dei soldi versati o anticipati per una cucina, un divano, o un semplice elettrodomestico.

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Origine: www.fianoromano.org