fotovoltaico_farfadi Giuseppe Manzo –

Anche la Sovrintendenza ritiene debba essere attivata la procedura di cui all’art. 25 del decreto legislativo 152/2006 ed invita la Regione ad attivarsi per quanto di sua competenza e responsabilità in vista della relativa attivazione del procedimento di VIA per l’impianto fotovoltaico a Castelnuovo di Farfa. Così come hanno già fatto i comuni di Castelnuovo di Farfa, Mompeo e Frasso e l’associazione Italia Nostra.

“L’impianto, sostiene la Sovrintendenza, ha un’estensione di 7,5 ettari e si colloca in un’area di alto valore paesaggistico anche nella relazione di prossimità con i borghi storici di età medioevale ivi prospicienti ed è contraddistinta da una conformazione morfologica pianeggiante e prevalentemente caratterizzata da campi e casali storici che disegnano un territorio dedito prevalentemente ad attività agricola e pastorale. La vasta area in cui ricade l’impianto si trova in una piana circondata da un sistema collinare su cui si ergono gli abitati di Castelnuovo di Farfa, Frasso Sabino, Casaprota e Mompeo che hanno una diretta visuale proprio sull’area dove dovrebbe essere realizzato l’impianto. La rilevanza paesaggistica e storica dei borghi sopracitati e dell’orizzonte paesaggistico di riferimento è composto dall’incastellamento medievale con il sottostante latifondo collegato all’Abbazia dio Farfa”.

La Sovrintendenza evidenzia inoltre il particolare valore naturalistico e storico artistico dell’area di riferimento, sostanzialmente coerente con lo status quo del X secolo.

Il procedimento di VIA ha il compito di individuare gli effetti e valutare le ricadute che interventi di notevole portata come quello in oggetto hanno sull’ambiente e sul paesaggio oggetto di trasformazione, nonché su tutti i territori prossimi a quello interessato dall’intervento.

Intanto in attesa dell’esito di “assoggettabilità alla VIA” la Resit, azienda proponente del mega impianto fotovoltaico a Castelnuovo di Farfa tenta di minimizzarne l’impatto.

La “Resiti s.r.l.” che ha proposto il mega impianto fotovoltaico in loc. Cornazzano nel Comune di Castelnuovo di Farfa, ribatte sostenendo la validità del suo progetto.  Tra le tesi sostenute quella di essere un impianto di piccole dimensioni (3,6 Mwp). Rispetto a quelli proposti in altre zone del Lazio è sicuramente più piccolo, ma inserito nel contesto collinare di Cornazzano, in prossimità della Zona di Protezione speciale del fiume Farfa, il Monumento naturale delle “Gole del Farfa”, il sito archeologico di “Grotta Scura”, pertanto l’impatto è più importante.

La Resit afferma che il territorio interessato è compreso nel piano territoriale paesaggistico della Regione Lazio (PTPR) come “Paesaggio Agrario di valore”. Si tratta di un errore che abbiamo sottolineato nelle controdeduzioni presentate al VIA. Il territorio ricade tutto nella zona di “Paesaggio Agrario di Rilevante valore” dove risulta che: “si tratta di aree caratterizzate da produzione agricola, di grande estensione, profondità ed omogeneità e che hanno rilevante valore paesistico per l’eccellenza dell’assetto percettivo, scenico e panoramico” e “la tutela è volta alla salvaguardia della continuità del paesaggio mediante il mantenimento di forme di uso agricolo del suolo” (v. art. 24, commi 3 e 4 del PTPR-norme). Per tale tipologia di paesaggio, la disciplina delle azioni/trasformazioni e gli obiettivi di tutela (cfr. PTPR Norme, art. 24), considerano incompatibili:

• modificazioni dell’assetto percettivo, scenico o panoramico;

• modificazioni dell’assetto fondiario, agricolo e colturale;

• suddivisione e frammentazione;

• intrusione di elementi estranei o incongrui con i caratteri peculiari compositivi, percettivi e simbolici quali discariche e depositi, capannoni industriali, torri e tralicci;

• modificazioni della funzionalità ecologica, idraulica e dell’equilibrio idrogeologico.

Basterebbe solo questo per sottolineare l’incompatibilità ambientale e paesaggistica con l’impianto. Ma la Resit ipotizza che l’intervento può rappresentare “un’occasione per comunità e territorio”.  In cosa consisterebbe questa utilità pubblica non è chiaro, né quali sarebbero le occasioni di crescita occupazionale di un impianto che viene gestito in remoto, che richiede una manutenzione in alcuni periodi e che generalmente sono videosorvegliati.

L’impatto negativo invece c’è tutto per l’economia locale legata al turismo, al tempo libero, all’agricoltura di qualità (l’area ricade nella zona “Sabina DOP“ – Denominazione di origine protetta “Sabina”). L’area DOP “Sabina” costituisce a tutti gli effetti elemento di “valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali” e “la tutela della biodiversità.

Origine: www.fianoromano.org