La Stampa. Giuliano Ferilli: l’intera giunta di Fiano Romano nell’MDP

ferilli_sabrina_giulianodi Mattia Feltri –

L’attimo di massima comunione: due canuti che non hanno finito le munizioni, arrivano dalla piazza davanti a Montecitorio dei cinque stelle, due minuti a piedi e sono al Pantheon proprio mentre spunta Pierluigi Bersani. Devono esprimergli tutta la stima, se non altro per la battaglia condivisa: «A mummiaaa». E certo: la mia piazza è più piazza della tua.

E in effetti non s’era mai vista una distanza più siderale, ben oltre quei pochi metri da cui le manifestazioni erano separate, i pochi minuti fra l’eclissarsi della prima e il sorgere della seconda: come se l’onda d’energia si fosse esaurita.

S’era invece abbattuta all’ora di pranzo sulle transenne che tenevano i cinque stelle al di qua di Montecitorio. Uomini e donne su con gli anni, si intende intorno alla sessantina, tendevano le mani verso il palazzo delle frodi, un atto di disperata speranza, e di ultima minaccia. L’ululato: «Fuori! Fuori!». Infami, ladri di democrazia, abusivi. Mi chiamo Domenico, strilla uno all’orecchio. Di cognome? Turano, romano, pensionato. Ha con sé un libretto della Costituzione furiosamente sottolineato, righe gialle rosa blu. Qui c’è un conflitto fra poteri, strilla ancora, e sfoglia, articolo 72, modalità di voto: incostituzionale! Uno da dietro punta l’indice, Boldrini assassina, scrivilo scrivilo, servo! Due di Caserta portano via il cronista, Gaetano Sanfelice e Gerardo Sorice, sono iscritti al meetup, hanno addosso le rotondità di una lunga vita, il sorriso affabile, ascolta noi, dicono. Sono partiti stamattina per guadagnarsi la prima fila. La sanno lunga, loro: questi qui difendono le poltrone e niente altro, ecco perché siamo qui, sono l’immondizia, come Casini che ha cambiato tremila partiti – veramente non è vero, Casini no – ma fa lo stesso, sono tutti uguali, ecco perché siamo qui. È la bolgia che risucchia tutto. Uno sulla trentina, uno dei più giovani, cinge le spalle del cronista, nel tumulto trova l’intimità a un centimetro dal naso: il capitalismo finanziario ha paura soltanto dell’insurrezione del popolo, e noi faremo l’insurrezione, io che altro devo fare nella vita se non l’insurrezione? Sono sei anni che cerco lavoro – come ti chiami? – allora non hai capito, mi chiamo piazza, popolo, Movimento cinque stelle, e sono incazzato nero.

Poi il sole era andato via da un po’, e di fronte al Pantheon era stato tirato su un palchetto. Attorno sventolavano bandiere rosse, tutte uguali, se non fosse per le sigle, Sinistra italiana, Possibile, Mdp, Rifondazione, un placido arrendersi al tempo e al vento, fumo di pipa, tweed, cravatte disegno cachemire, Massimo D’Alema dice che il Pd logora la democrazia, sfilano come su un nastro trasportatore vecchi leader dotati dell’intera casistica dei congiuntivi, Gavino Angius, Gugliemo Epifani, Vincenzo Visco, Corradino Mineo, la corteggiatissima Anna Falcone, un attempato signore illustra la svolta di Fiano Romano dove l’intera giunta ha lasciato il Pd per Mdp, lui compreso, che conobbe gli anni ruggenti di Pci. Si chiama Giuliano Ferilli, è il babbo di Sabrina. Un ragazzo con una bella barba, ha ventotto anni, si chiama Andrea Mazzoni, dalemiano di Perugia, conta si possa costruire una sinistra di popolo radicata in una cultura di governo. Ha un elegante berretto di feltro, maglione di lana sotto la giacca. Un signore immobile reca un cartello con scritto «proporzionale puro». Mi chiamo Claudio Giambelli, sono pensionato di Roma, vorrei dare una struttura sociale e politica basata su dei fondamenti reali. Accanto a lui c’è una signora di 65 anni, mi chiamo Susanna Fratalocca, penso tutto quello che dice Tomaso Montanari, e mi dispiace che qui non ci siano giovani, i giovani in piazza non ci vanno più, le mie figlie non voteranno, dicono che non gli interessa. Sorride amara.

Com’è già distante la furia. Quando davanti a Montecitorio la calca aveva preso di colpo a ondeggiare, a ruggire. Uno ha il collo che esplode, maiale! maiale! Ma sul palco non c’è nessuno – chi sta parlando? – stanno trasmettendo l’aula, dice, credo sia Salvini, il bastardo – no, Salvini no, è europarlamentare. Guarda storto, sono maiali, solo maiali. Si alzano fogli con scritto no all’obbligatorietà vaccinale, un vassoio di cartone dorato con scritto reddito di cittadinanza, una donna di Rieti, sulla sessantina, Silvana Manganero, dice di essere venuta col marito perché ha visto su Facebook l’appello di Alessandro Di Battista che era così giù di corda, accidenti. Siamo venuti perché vogliamo un Parlamento costituzionale. Fuori / la mafia / dallo Stato / fuori / la mafia… Saltellano anziane signore minute e brizzolate, uomini sui cinquanta con t-shirt Harley Davidson, Heineken, Keep Calm che andiamo al governo, I love Formentera, hanno capelli lunghi e code bianche e magliette dei Kiss, residuato del metal novecentesco, giacche di jeans, poche ragazze con le unghie e le scarpe brillantinate, spazzano via tutto con applausi fragorosi quando la Camera viene dichiarata fascista, e sbraitando sul nome dell’ultimo nemico, Sergio Mattarella. Ci avete rotto i coglioni. Vi butteremo fuori a calci in culo. Onestà! Onestà! Faremo la veglia, dicono, staremo qui fino a domani, finché serve. E di là, al Pantheon, era già tutto vuoto, restituito ai turisti, s’era spento giusto un sussulto su Bella Ciao, versione dei Modena City Ramblers; e belle signore avevano ballato in tondo tenendo per mano i mariti, alla gioiosa memoria.

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