In canoa sul biondo Tevere

tevere_farfa_2di Mauro Moratti, Esperto di Sport Outdoor –

Il Tevere, nell’immaginario collettivo e soprattutto tra gli abitanti di Roma, è considerato come un luogo sporco e inospitale. Ma a chi desidera scoprire e conoscere la vera essenza di questo corso d’acqua basterà percorrere qualche chilometro a nord di Roma per avere una splendida sorpresa.

Lungo il Tevere, nel territorio compreso tra i comuni di Nazzano, Montopoli di Sabina e Torrita Tiberina, è stata istituita nel 1979 la prima area naturale protetta della Regione Lazio, nonché la prima riserva naturale regionale creata in Italia: la “Riserva Naturale Regionale Tevere-Farfa”.

In questo tratto il corso del Tevere è stato trasformato nel 1955 quando l’ENEL, subito a valle della confluenza con il torrente Farfa, costruì uno sbarramento artificiale per produrre energia elettrica. La realizzazione della diga provocò l’innalzamento e il rallentamento delle acque che inondarono i terreni circostanti formando il lago di Nazzano, esteso per circa 300 ettari.
Pian piano le piante d’alto fusto colonizzarono le sponde e i canneti invasero i banchi di detriti che si accumularono presso le rive o al centro del lago formando dei veri e propri isolotti.
Il lago diventò un ambiente sempre più ricco di specie animali e vegetali e, trovandosi in un punto strategico per la rotta degli uccelli migratori, si trasformò ben presto in un luogo privilegiato per numerose specie di volatili, alcuni dei quali divennero stanziali.

La presenza di diversi sentieri natura e della strada di argine permette, a chi decide di visitare la Riserva Naturale Tevere-Farfa, di scegliere tra piacevoli passeggiate a piedi o in bicicletta, riuscendo facilmente ad avvistare alcuni animali presenti nell’area protetta.

Ma la vera sorpresa ci aspetta in località Casetta del Barcarolo, lì dove un tempo si trovava la chiatta che permetteva il passaggio alla sponda opposta oggi sono ormeggiate le canoe dell’A.S.D. Valle del Tevere.
Dopo averci fornito tutta l’attrezzatura necessaria, i componenti dello staff dell’associazione ci invitano a prendere posto sulle loro imbarcazioni composte da kayak e canoe canadesi. Ora è la volta di qualche basilare nozione per poter pagaiare e siamo pronti a iniziare il nostro precorso sulle placide acque di questo tratto di Tevere.

Pur andando controcorrente il rallentamento è appena percettibile e ci troviamo subito immersi in un ambiente meraviglioso. Procediamo sotto le colline su cui svettano i comuni di Nazzano con il suo castello medievale e le case arroccate di Torrita Tiberina; il colpo d’occhio è bellissimo e i panorami visti dal centro del fiume ci forniscono un punto d’osservazione insolito e privilegiato.

Intorno a noi garzette e aironi si mantengono a distanza di sicurezza spiccando eleganti voli ogni volta che ci avviciniamo. Folaghe, gallinelle d’acqua, germani reali e i bellissimi svassi nuotano placidi tra i fitti canneti o si immergono alla ricerca di cibo. Le nutrie, molto più socievoli, attraversano il fiume da una sponda all’altra passando vicino alle canoe.

Senza rendercene conto siamo giunti al ponte di Torrita Tiberina, che segna il confine della riserva, della provincia di Roma e del nostro itinerario.
Abbiamo pagaiato per circa 7 km, per chi vuole è possibile invertire la rotta e rientrare in canoa. Chi invece è un po’ stanco di pagaiare può rientrare a piedi lungo il comodo itinerario che segue l’argine.

Alla fine della giornata si ritorna a casa entusiasti della fantastica esperienza e felici di aver scoperto il volto nascosto e selvaggio del nostro “biondo Tevere”.

siviaggia.it

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