Clarin di Fiano Romano e Santa Rosa. “Un appalto così noi non l’abbiamo mai visto…”

santarosa_08di Giuseppe Ferlicca –

Viterbo – Santa Rosa – Allestimento tribune, parla Roberto Rossi della Clarin Italia che ha presentato un esposto all’Anticorruzione – Dubbi sui criteri di valutazione dell’avviso.

“Un appalto così noi non l’abbiamo mai visto in vita nostra. E siamo i numeri uno in Italia nel settore”. Allestimento tribune di santa Rosa, Roberto Rossi della Clarin Italia presenta esposto all’Anac. La società di Fiano Romano ha partecipato all’avviso del comune, ma sui criteri per l’assegnazione del punteggio ha qualche dubbio. Dalla valutazione sulla pubblicità che è possibile affiggere sulle tribune, alla qualità dei materiali, alle referenze. Dubbi riportati da Tusciaweb nei giorni scorsi. “Ho letto quell’articolo. Avete centrato, a mio modo di vedere, il punto. L’avrei scritto io” sottolinea Rossi. All’autorità presieduta da Cantone, l’ardua sentenza.

Qual è l’aspetto che l’ha lasciato più dubbioso?
“Il primo è la qualità dei materiali – spiega Rossi – non si capisce. Come giustamente riportato dall’articolo su Tusciaweb, conta che le tribune siano a norma, conta la validità delle strutture. Non l’anzianità dei materiali. Ci sono strutture che possono essere nuovissime, ma non è detto che siano altrettanto valide”.

Ovvero?
“Le faccio un esempio. Prenda una Tata, la macchina indiana costruita per i poveri. Costa 1200 dollari. La compra. Sarà nuova e immacolata. Ma poniamo che lei abbia una Classe A Mercedes, di tre anni. La scambierebbe? Non credo. Ma la prima è nuova e quindi in base al capitolato prenderebbe quaranta punti, la sua Mercedes, invece, dieci punti. Le sembra corretto il metodo di giudizio? Non ha senso”.

Cos’altro non l’ha convinta?
“La pubblicità. Qual è la ratio che fa dare un punteggio alla pubblicità? Cosa trae il comune di Viterbo dalla pubblicità alla Ferrari, piuttosto che la Barilla? Niente. Non si capisce, quindi, perché debba essere assegnato un punteggio. A meno che la pubblicità non dia reddito al comune di Viterbo. Allora è diverso. Ha un senso. Ma siccome non dà alcun reddito e nessun vantaggio, perché un punteggio alla pubblicità?”.

Fra i punti che voi contestate c’è anche quello sulle referenze?
“Con una certa malizia, il curriculum, pur essendo sottinteso che ha per oggetto la fornitura delle tribune, lo dice e non lo dice. Con il risultato che chi si è aggiudicato l’appalto ha ottenuto un punteggio alto perché ha messo un elenco di curricula che riguarda tende, gazebo, allestimenti vari, fieristici. Che nulla hanno a che vedere con le tribune. Questo è un settore molto specifico. Le faccio un altro esempio. Il motociclismo e il Moto Gp,  l’automobilismo e la Formula1 spesso viaggiano con gli stessi circuiti e sempre con gli stessi box, quando i circuiti sono gli stessi. Ma un meccanico della Ferrari non lo potrà mai mettere dall’altra parte, o viceversa. Perché farà un casino. Pur essendo molto simili, sono molto diversi. Qui non c’è nemmeno la similitudine. L’allestimento di un gazebo non c’entra niente con la tribuna, che è un qualcosa di strutturale, deve reggere carichi precisi, importanti, determinanti. Non si capisce perché si danno punti a qualcosa che non ha senso”.

E sulla validità del progetto, invece?
“Cos’è che dà la validità del progetto? Il numero di posti? Non solo. La dà anche la curva di visibilità. O anche la possibilità di vedere, dove ci sono spettatori davanti alla tribuna. Faccio un esempio. Lo scorso anno mi hanno raccontato che a piazza Fontana Grande è stata realizzata una struttura che praticamente partiva da terra. Perché di fatto, nel capitolato nulla specifica che debba partire da una partenza rialzata. Il risultato è stato che gli spettatori che occupavano spazi di fronte alle tribune fin dalla mattina presto sono andati a impallare parte della tribuna, fino a dove la tribuna era costretta ad alzarsi rispetto al terreno, che pende notevolmente verso piazza del Comune. Quello è un elemento di giudizio. Ma la qualità del progetto cosa vuol dire?”.

Ci sono altri elementi che l’hanno spinta a presentare l’esposto?
“Le politiche sociali nella questione dei disabili. Non si capisce cosa voglia dire. Che se sono iscritto a Emergency prendo dei punteggi? Noi di basi ne facciamo in continuazione, ma qui non abbiamo capito. Non ha proprio significato. Cosa avrebbe dovuto dire il concorrente? Infatti, noi non abbiamo proprio presentato la dichiarazione. Non sapevamo cosa mettere”.

Ma nel bando le pedane per disabili sono previste.
“Certo e devono avere quelle dimensioni. D’altronde non potrebbe essere diversamente. Sennò non c’entrano in piazza. Ci sono le dimensioni: altezza, larghezza e lunghezza. Cosa avrei dovuto aggiungere di pregnante per ottenere il punteggio? Tutto è lasciato alla discrezionalità della commissione”.

Quindi avete deciso di ricorrere?
“Chiaro. Noi esponiamo tutto all’autorità vigilante e vediamo cosa ci dice. Un appalto così, noi non l’abbiamo mai visto in vita nostra. La cosa che ci lascia molto perplessi è che laddove c’era da presentare i curricula della società, abbiamo presentato una serie di lavori fatti e che sono formidabili. Non abbiamo nemmeno preso il punteggio massimo. Cosa avremmo dovuto aggiungere? Siamo i numeri uno in Italia e tra i numeri uno al mondo. Tanto per farle un esempio, in questo preciso momento a Misano stiamo allestendo 65mila posti di tribune. 65Mila, ok? Credo che al mondo questo quantitativo ce l’abbiano tre società oltre alla nostra. Che curriculum avrei dovuto mettere per Misano? Che costruivo le tribune con le poltrone Frau? E vuole sapere una cosa bella? Il mio concorrente ha preso un distacco di un punto, un punto o mezzo. Una cosa del genere. Presentando come referenze, gazebo e allestimenti fieristici. Non lo so”.

Come mai vi rivolgete al garante e non al Tar?
“Il Tar è tribunale amministrativo. Avremmo dovuto contestare la procedura e probabilmente si poteva fare. Ma saremmo finiti alla causa civile. Siccome costa uno sconquasso di soldi e spesso ti manda, appunto, a causa civile, non ho voglia di buttare diecimila euro per un ricorso che comunque darebbe un giudizio dopo l’allestimento. Quindi non porterebbe nessun vantaggio. Tanto vale che io esponga le mie valutazioni e se c’è qualche irregolarità lo dirà un soggetto super partes che non sono io. Perché io ho il mio giudizio, ma può darsi che sia sbagliato. Non pretendo di avere la verità in bocca”.

www.tusciaweb.eu

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