Banda ultralarga, in Italia è una sfida a due

fibra-otticadi Luca Zorloni –

Da una parte Telecom con Fastweb, dall’altra Enel con Metroweb, più Vodafone, Tiscali e Wind. In cantiere ci sono reti in fibra ottica fino a 1 Gbps.

Telecom con Fastweb, Enel con Metroweb (più Wind, Vodafone, Tiscali e Go internet). Sono queste le due squadre scese in campo per cablare l’Italia con la fibra ottica. Le alleanze si sono formate nelle scorse settimane e ora la partita è pronta a entrare nel vivo. Si parte dalle principali città della penisola, quelle in cui gli operatori hanno interesse a portare una connessione di ultima generazione, e il confronto si gioca su velocità dei cantieri e copertura del servizio.

Telecom procede a “300 chilometri di fibra all’ora”, spiegano dalla società. “Tim ha già raggiunto con la fibra ottica oltre 73mila armadi stradali, ossia il 51% delle abitazioni, con servizio già vendibile in circa 1.300 Comuni con 11,5 milioni di chilometri di fibra già posati – spiega Carlo Filangieri, responsabile Open Access della compagnia telefonica -. Questo ci consentirà di coprire con connessioni ad alta velocità 14 milioni di case a fine anno che diventeranno 22 milioni al 2018.

L’obiettivo del piano industriale 2016-2018 è di raggiungere entro il 2018 l’84% delle abitazioni”.

E qui entra in gioco Fastweb, che con l’ex monopolista di Stato ha dato vita nei giorni scorsi a una joint venture: Fiberflash. La nuova società, capitale diviso tra l’80% di Tim e il 20% di Fastweb, permetterà alla compagnia guidata dal presidente, Giuseppe Recchi, di accelerare i suoi piani sul fronte fiber to the home (Ftth), ossia la tecnologia che porta la banda larga fino alla casa del cliente. Finora, infatti, Telecom aveva investito sulla formula fiber to the cabinet (Fttc), ossia fibra fino agli armadi in strada, che oggi sta completando “per consentire una buona banda ultralarga a 200 megabit al secondo”, osserva Filangieri. Solo tra luglio e agosto la società lavora a quattromila cantieri lungo lo Stivale.

E ora si aggiunge la carta Fastweb. Fiberflash avrà l’obiettivo di “accelerare la realizzazione delle infrastrutture a banda ultralarga con tecnologia Ftth in 29 città italiane”, si legge in una nota di Tim. Sono 14 le città in cui le compagnie sono già attive: Ancona, Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Perugia, Reggio Emilia, Roma, Siena, Torino, Trieste, Venezia, Verona. Tim spiega che “il piano industriale della nuova società consentirà quindi di collegare entro il 2020 circa 3 milioni di abitazioni con tecnologia Ftth, che permetterà velocità di collegamento di 1 Gigabit al secondo”. Valore dell’intesa, 1,2 miliardi di euro. Inoltre, in virtù della partnership nel prossimo anno e mezzo Telecom rileverà ”le infrastrutture con tecnologia Ftth che consentiranno di collegare alla rete Tim circa 650mila unità immobiliari in 6 città con un anno di anticipo rispetto al piano industriale”.

Se ne avvantaggerà anche Fastweb, che porterà il numero di unità abitative e sedi business collegate alla rete Ftth dagli attuali 2 milioni a 5 milioni, cioè il 20% della popolazione italiana, mentre le connessioni in Fttc passerrano da 5,5 milioni a 8 milioni, contro gli 11 milioni inizialmente previsti, confermando l‘obiettivo di “estendere la banda ultralarga al 50% della popolazione entro il 2020″, come pianificato dalla società, ma cambiando il mix di tecnologie. Se il capitale è chiuso, Fiberflash è aperta ad alleanze con altri operatori, anche se i principali hanno deciso di salire a bordo dell’altro treno.

A guidarlo è Enel, che dall’anno scorso è scesa in campo nei piani di cablaggio del Paese. Il 28 luglio la compagnia energetica, partecipata dal ministero dell’Economia e delle finanze (Mef), ha dato il via libera all’integrazione tra la propria controllata, Enel Open Fiber (Eof), che si occupa della realizzazione dell’infrastruttura, con Metroweb, società che ha cablato Milano e sta proseguendo a Bologna e Genova. Ora spetta ai consigli di amministrazione di Cassa depositi e prestiti equity (Cdpe, ex Fondo strategico italiano, che possiede Metroweb con F2i) e del suo azionista di controllo, la Cassa depositi e prestiti (Cdp), che a sua volta è per l’80,1% posseduta dal Mef, esprimersi sulle nozze. Si prospetta un’operazione da 814 milioni di euro, da chiudere entro novembre, che allargherà, come dichiara la stessa Enel, “il perimetro oggetto di cablaggio da 224 a 250 città situate nelle aree a successo di mercato (cluster A e B) e includendo le città italiane di maggiori dimensioni”. Un tandem che aumenta gli investimenti da 2,5 miliardi di euro a 3,7 miliardi fino al 2021.

Telecom ed Enel si sono già misurate a Perugia, dove a fine maggio sono partiti i cantieri per le connessioni da 1 Gigabit da parte di entrambi gli operatori. Ora la compagnia elettrica proseguirà a cablare le prime dieci città del suo piano, ossia Bari, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Napoli, Padova, Palermo, Perugia e Venezia, completando i primi tasselli “a partire dal secondo trimestre del 2017 – come si legge in un comunicato del gruppo – progredendo via via fino alla conclusione dell’ultima città nel primo trimestre del 2019”.

La fibra fino a casa è quella che gli operatori definiscono “una rete a prova di futuro”. Ossia capace di rispondere alle evoluzioni delle tecnologie di comunicazione. Vodafone, uno degli alleati di Enel, ha già attivato i primi contratti Ftth con connessione a 1 Gigabit a Perugia e nelle 250 città inquadrate dal piano di Eof, accenderà la fibra su infrastrutture della compagnia elettrica al posto di quelle di Tim. Così farà Tiscali: “Nelle aree A e B – spiegano dalla società – dove Enel Open Fiber realizzerà la fibra fino a casa, utilizzeremo quel servizio alternativo al rame di Telecom”. Si è unita alla compagine capitanata da Enel anche Go internet, società di Gubbio specializzata in tecnologia Lte e Wimax in Emilia Romagna e Marche. Dopo essersi misurati nelle prime connessioni a Perrugia, i management di Enel e Go internet nei giorni scorsi hanno siglato un accordo industriale. “Il piano di espansione previsto ci permetterà di essere presenti con la nostra connessione in nuove regioni italiane, dandoci così la possibilità di diventare un player nazionale”, ha dichiarato il presidente di Go internet, Giuseppe Colaiacovo.

Quando i piani saranno completati, nelle principali città d’Italia ci saranno due reti: quella di Tim (che integrerà in parte le tecnologie di Fastweb, che aveva sviluppato a sua volta una propria infrastruttura) e quella di Eof con i partner commerciali. Alleati che a loro volta, in una città come Milano, già cablata da Metroweb, stanno sviluppando un’offerta altrettanto competitiva, come i 500 megabit di Vodafone.

Il primo girone, i cosiddetti cluster A e B, riguarda aree “a successo di mercato”, dove gli operatori hanno tutto il vantaggio a investire nella infrastruttura, ma il governo ne ha individuate altre due, C e D, a “fallimento di mercato”. Per la prima, sarà il governo a stanziare le risorse per tirare la fibra fino a casa. Per la gara nelle “aree bianche” di Abruzzo, Molise, Veneto, Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna, Infratel, società controllata dal Mef, ha ricevuto offerte da Eof, Estra spa, E-Via spa, Fastweb, Metroweb Sviluppo e Telecom. Nel caso della seconda, la strategia passerà per tecnologie alternative alla fibra ottica, come il wireless fisso. “Pensiamo alle case sparse di vari Comuni d’Italia, ma anche alla periferia di Roma – spiegano da Tiscali – dove non conviene tirare un doppino di rame troppo lungo. Dalla fusione con Aria abbiamo avuto in dote una licenza di frequenza importante, 3,5 gigahertz sulla banda 42, con cui possiamo sviluppare Lte (Long term evolution, ndr) sia per le comunicazioni mobili sia per il wireless fisso. Permette di ricevere segnale tramite il modem e di distribuirlo in casa tramite un’antenna wifi. È più potente del Wimax e consente connessioni fino a 100 megabit”. Tim, invece, nei giorni scorsi ha fatto retromarcia sulla vendita di Inwit, società che gestisce 11mila tra torri, tralicci e pali per le telecomunicazioni. Non solo la società resta nel perimetro Tim, ma aumentano gli investimenti: 150 milioni destinati a costruire oltre 500 nuovi siti, circa quattromila small cells per migliorare la copertura in vista delle connessioni 5G e collegare mille torri con la fibra ottica.

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