Le 10 cose più irritanti dei giochi mobile

giochi_moobileCon i videogame per smartphone e tablet si vede di tutto: pubblicità asfissianti, prezzi assurdi, barre di energia e trucchi di ogni genere per spillarti soldi.

I produttori di giochi mobile riescono a far sembrare quelli dei giochi “tradizionali” un consesso di anime virtuose. Ci sono titoli onesti e bellissimi, e poi c’è la miriade di free-to-play senza scrupoli che ti sottopongono a tattiche predatorie di ogni genere.

Niente in contrario a ricompensare gli sviluppatori per la loro fatica: la logica del tutto-gratis-sempre-e-subito, imperante su smartphone e compagnia, è una sciocchezza colossale. Ma spesso i titoli mobile non sanno cosa sia il decoro e ti sbattono in faccia la loro avidità, tanto basta che abbocchi agli acquisti in-app l’1% di chi scarica il gioco per portarsi a casa il fatturato.

L’abuso del modello freemium – ormai il più diffuso dei free-to-play – è la piaga più grande che perseguita il mondo dei giochi mobile, ma d’altra parte non è nemmeno l’unica: ecco allora 10 cose irritanti in cui ci imbattiamo in continuazione.

Peggio che al mercato
Lo sappiamo che vuoi venderci la tua mercanzia in-app. Fa parte dell’accordo, diciamo così: tu ci dai il tuo free-to-play semi gratis e noi ignoriamo le tue imperdibili offerte. Ma sentircelo ricordare ogni trenta secondi ci fa davvero sentire polli da spennare. D’altro canto, altrimenti come fa un titolo mediocre come Game of War: Fire Age a permettersi una campagna pubblicitaria da 40 milioni di dollari con tanto di spot con Kate Upton trasmesso durante il Super Bowl?

Concorrenza sleale
Fenomeno caratteristico dei mmorpg free-to-play. Alcuni non ti penalizzano se decidi di tenere il borsellino chiuso: chi vuole può comprare personaggi extra e ammennicoli vari, ma senza guadagnare agevolazioni esagerate. Il gioco resta bilanciato, insomma: tutti ad armi pari. Altri invece garantiscono ai Pregiati Acquirenti un vantaggio abissale sugli avversari, e tu, non importa quanto sia bravo, ti ritrovi a progredire come una lumaca nei casi migliori, e a fare da punching ball in quelli peggiori.

Pile scariche
Una delle cose più fastidiose in assoluto dei giochi cosiddetti gratuiti, per la quale dobbiamo ringraziare su tutti Zynga che l’ha resa pratica comune. Ti diverti qualche minuto, magari anche un’oretta se va di lusso, fino a quando non si esaurisce la famigerata barra dell’energia: quando resti a secco si ferma tutto. A questo punto hai due alternative: 1) aspetti qualche ora (si arriva anche a un giorno intero), oppure 2) paghi, metti benzina nella barra e riparti. Finché dura.

Non cambiate canale
Carica la schermata iniziale e… pubblicità! Parte il gioco, sei nel bel mezzo del primo livello e… pubblicità! Continui a giocare e ti fanno un’offerta: vuoi qualche moneta extra? Pubblicità!

Circonvenzione di minori
Dareste una carta di credito in mano a un bambino di sei anni lasciandolo a piede libero in un negozio di giocattoli gestito da gente ambigua? Succede anche questo: giochi pensati apposta per le anime innocenti, che propongono acquisti a botte di decine di euro. Una pratica scorretta e anzi illegale in molti paesi, il che non basta a scoraggiarla. Se i genitori non hanno l’accortezza di blindare il tablet che danno in mano ai pargoli, rischiano di trovarsi conti da coccolone: qualcuno ricorderà il caso della piccola Madison, che spese la bellezza di 1400 dollari arredando la sua casetta nel gioco Il villaggio dei Puffi.

Prezzi pazzi
Final Fantasy VI per smartphone costa 14,49 euro. Non ci passa nemmeno per la testa di discutere sulla qualità del gioco in sé, uno dei migliori della serie, l’adattamento è ottimo, e ribadiamo: spendiamo volentieri quando è giusto, e meglio tariffa piena in un colpo solo che freemium truffaldino. Ma FFVI è uscito vent’anni fa per PlayStation: è come andare in un negozio di musica e trovare Slippery When Wet dei Bon Jovi – rimasterizzato, per carità – a 22 euro. Un po’ eccessivo?

Giochi a pezzi
Una variante letale del freemium. Scarichi il gioco gratis, è bello, non ha barre di energia, non ti rompono le scatole con pop up a raffica e acquisti di souvenir, solo che dopo pochi minuti finisce sul più bello – tipo eiaculazione precoce. Vuoi il secondo capitolo da 10 minuti? Paga 2 euro. Il terzo? 2 euro. Il quarto? Sempre 2 euro. Eccetera.

Traduzioni ad minchiam
Come avrebbe detto il rimpianto Franco Scoglio. Spesso, troppo spesso, ci si imbatte in giochi tradotti in pseudo-italiano, da chissà quale lingua, con Google Translate o forse dal cugino che un’estate tanti anni fa era stato in vacanza a Riccione. A molti andrà anche bene così, vista la massa di persone che puntualmente espone le sue lamentele nei commenti quando un gioco non ha la versione nostrana (“Bellissimo ma non c’è l’italiano! Zero stelline!”), ma certe sberle alla lingua di Dante ci causano autentico dolore fisico.

Prezzi pazzi 2, la vendetta
Ci sono giochi squallidi che propongono senza imbarazzo accessori, oggetti e power up a prezzi spaventosi sperando che qualcuno abbocchi (e a quanto pare c’è sempre qualcuno che abbocca). E poi ci sono giochi notevoli che – colpo di scena – fanno esattamente lo stesso. Guardate il negozio di Marvel Sfida dei Campioni, per dirne uno che abbiamo provato di recente: Deadpool da solo costa 20 euro, e si arriva a 99 euro per acquistare un po’ di moneta del gioco.

Il muro del pianto
Altra infida variante dei freemium. Il gioco parte alla grande e prosegue ancora meglio anche senza comprare niente o asfissiarti di pubblicità, gli dai cinque stelline e lo consigli pure agli amici. Poi, senza preavviso, il tasso di difficoltà si impenna di colpo rendendo pressoché impossibile andare avanti senza ricorrere agli aiutini a pagamento. E tu hai speso ore e ore per arrivare fino a lì. Che fare: buttare tutto nel cestino o cedere al ricatto?

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