Ladri di vita. Storie di strozzini e disperati. La storia di Paolo Educato nel libro di Tano Grasso

Tano Grasso, Gaetano Savatteri

Ladri di vita. Storie di strozzini e disperati

1996, 200 pagine
Dalai editore

Descrizione www.ibs.it: Storie di usura ricostruite attraverso gli atti giudiziari e le testimonianze delle vittime. Storie esemplari che restituiscono le sfaccettature del fenomeno: la vergogna, la disperazione, l’invischiamento, il coinvolgimento familiare, la sfiducia in se stessi. E ancora: il ruolo di Cosa Nostra, i rapporti con le banche, le ambiguità della relazione tra vittima e strozzino. Ogni episodio esprime simbolicamente un aspetto del fenomeno. Il lavoro si conclude con il “decalogo antiusura” che fornisce a chi è già finito nel vortice usuraio (o a chi potrebbe finirci) consigli utili per evitare le trappole degli strozzini.

Pagine 88 – 112

Pag. 88 – 5. Il delitto
Storia di Paolo Educato

«Alle ore 20.30 circa erano rinvenuti in località Poggio Mirteto, nei pressi della discarica comunale, all’interno dell’autovettura Renault 5, distesi sui sedili anteriori due cadaveri carbonizzati, successivamente identificati per Luciano Accardo e Andrea Ferrara. «L’Accardo era noto nel mondo degli usurai per gli ingenti prestiti di soldi che era solito evolvere. Dopo i primi accertamenti espletati si poteva risalire all’ultimo appuntamento avuto, con tale Educato Paolo, domiciliato a Fiano Romano. Quest’ultimo, rintracciato, veniva condotto presso gli uffici della squadra mobile e sentito in merito ai rapporti che aveva con l’Accardo. «L’Educato Paolo, dopo una prima reticenza a spiegare i rapporti tra lui e l’Accardo, ammetteva la sua responsabilità nell’omicidio in questione. Le motivazioni erano dovute alla sua soggezione finanziaria nei confronti dell’Accardo.
«Per quanto riguarda il Ferrara Andrea, nell’occasione si trovava in compagnia dell’Accardo, in quanto negli ultimi mesi era solito accompagnarlo nei suoi spostamenti. «Le vittime erano state attinte da colpi di pistola all’interno dell’autovettura Renault 5 e successivamente predetta autovettura veniva data alle fiamme. L’Educato Paolo veniva sottoposto al fermo di polizia giudiziaria perché fortemente indiziato di duplice omicidio volontario e soppressione di cadaveri.»

Pag. 89 – Nel pomeriggio del 5 settembre 1990 poche righe di informativa partono dalla squadra mobile di Roma, via di San Vitale, dirette alla procura della Repubblica, piazzale Clodio. Una notizia secca secca, scritta con quei verbi all’imperfetto che rendono tutto distante, impersonale e anonimo, con i cognomi di vittime e colpevole preceduti dall’articolo. Duplice delitto: storia senza storia, giallo senza mistero. Delittaccio nelle campagne romane, sprovvisto di qualunque fascino letterario. Un’indagine facile per quelli della squadra mobile. Tutto risolto in ventiquattro ore, dal ritrovamento dei cadaveri al verbale di confessione dell’autore dell’omicidio. Processo, appello, cassazione: una sentenza ormai scritta e archiviata.
Paolo Educato è ancora in carcere, terza casa di Rebibbia. Da vittima dell’usura è diventato assassino, due volte assassino.
Il commerciante di Fiano Romano entra in cella alle ore 13.40 del 5 settembre 1990. Ne vengono informati la sorella, il suo avvocato e, dieci minuti prima delle due del pomeriggio, anche il sostituto procuratore. Sarà Luigi de Ficchy, ora in servizio alla Direzione nazionale antimafia, a sostenere cinque mesi dopo il ruolo della pubblica accusa nel processo che si apre il 4 febbraio 1991. Ascoltiamo le sue parole. «Il fatto inizia con la scomparsa di Accardo Luciano e Ferrara Andrea il 1° settembre del ’90 », esordisce il pubblico ministero, davanti alla terza corte d’Assise di Roma, presieduta dal giudice Serafino Turchetti, giudice a latere Maria Clotilde Calia, tre uomini e tre donne come giudici popolari.

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