Coronavirus e animali domestici: possono ammalarsi ma non hanno un ruolo nella diffusione

gatto04di Cristina Marrone –

L’Iss suggerisce di isolare gli animali dai padroni malati per difenderli. Uno studio cinese mostra che i gatti sono più suscettibili al virus ma non manifestano sintomi.

Cani e gatti possono essere infettati dal coronavirus che causa Covid-19? Finora sono stati segnalati alcuni casi di infezione di animali domestici: un gatto in Belgio e due cani e un gatto a Hong Kong. In tutti i casi, all’origine dell’infezione negli animali vi sarebbe la malattia dei loro proprietari, tutti affetti da COVID-19. Su questi dati preliminari l’Istituto Superiore di Sanità scrive che «gli animali domestici sono suscettibili a Sars-CoV2 ed è importante proteggerli dai pazienti affetti da Covid-19, limitando la loro esposizione». Quindi, se ci si ammala meglio stare lontani dal proprio cane o gatto per proteggerli. Attenzione, «non esiste alcuna evidenza che gli animali domestici giochino un ruolo nella diffusione del coronavirus, il contagio resta interumano» chiarisce l’Iss. Poi una precisazione: «Essendo SARS-CoV-2 un virus nuovo, occorre intensificare gli sforzi per raccogliere ulteriori segnali dell’eventuale comparsa di malattia nei nostri animali da compagnia, evitando tuttavia di generare allarmi ingiustificati – scrive l’Iss – Vivendo in ambienti a forte circolazione virale a causa della malattia dei loro proprietari, non è inatteso che anche gli animali possano, occasionalmente, contrarre l’infezione. Ma, nei casi osservati, gli animali sono stati incolpevoli «vittime». Tradotto: non abbandonate gli animali domestici, possono sì (raramente) ammalarsi, ma è l’uomo che li contagia, non viceversa.

Le osservazioni sul campo

L’Iss spiega che nei due cani e nel gatto osservati a Hong Kong l’infezione si è evoluta in forma asintomatica mentre il gatto descritto in Belgio ha sviluppato una sintomatologia respiratoria e gastroenterica a distanza di una settimana dal rientro della proprietaria dall’Italia. L’animale ha mostrato anoressia, vomito, diarrea, difficoltà respiratorie e tosse ma è andato incontro a un miglioramento spontaneo a partire dal nono giorno dall’esordio della malattia. «Non ci sono prove che gli animali d’affezione abbiano un ruolo nella diffusione del virus: la trasmissione avviene da persona a persona – sottolinea Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente -. C’è il rischio semmai che gli animali “prendano” il virus dai loro amici umani, non si capisce ancora se sviluppando la malattia o meno. Sembrerebbe di no o che i sintomi siano comunque lievi». «Resta confermato, in attesa di studi più approfonditi, quanto suggerisce il semplice buon senso: adottare le normali misure igieniche (accurato lavaggio delle mani) prima e dopo aver toccato l’animale domestico, la lettiera, la scodella, i ‘giochi’ che normalmente utilizza».

Lo studio cinese sugli animali da compagnia

A supporto dei primi casi registrati «sul campo» c’è anche un nuovo studio condotto da un team di ricercatori dell’Istituto di ricerca veterinaria di Harbin, in Cina. Gli scienziati cinesi hanno inoculato il virus in animali da compagnia per verificare l’efficacia e la resistenza dei loro sistemi immunitari e la possibilità che la malattia venisse trasmessa ai loro simili. Che cosa hanno scoperto? Furetti e gatti possono essere infettati dal nuovo coronavirus e trasmetterlo ad altri animali mentre i cani sembrano essere più resistenti. Non è invece ancora chiaro se gli animali possano diffondere il virus alle persone: al momento non ci sono prove in questo senso.

L’indagine sui gatti

«Polli, galline anatre e maiali non sembrano essere suscettibili a Covid-19» spiegano i ricercatori dello State Key Laboratory of Veterinary Biotechnology di Harbin che hanno pubblicato il 31 marzo su bioRxiv ill loro lavoro (in prestampa, non ancora revisionato da pari) . Allora hanno voluto indagare sugli animali domestici, in particolare cani e gatti perché sono a stretto contatto con l’uomo. I ricercatori hanno inoculato il virus ad alte dosi a cinque gatti e qualche giorno dopo è stato trovato RNA virale nelle loro alte vie respiratorie senza tuttavia mostrarne i sintomi. Alcuni gatti sono stati messi in gabbie accanto a felini non infetti e solo uno di loro è poi risultato positivo al virus. «Tutti i felini hanno sviluppato gli anticorpi in grado di combattere il virus» ha spiegato Jianzhong Shi, uno dei ricercatori.

La necessità di nuovi test

«Gli animali in questione hanno ricevuto dosi massicce di materiale infettante, che non riflettono le condizioni della vita domestica. Inoltre non abbiamo prove che questi gatti possano trasmettere il virus agli umani», ha commentato la virologa Linda Saif della Ohio State University intervistata da Nature. «Non è neppure chiara la modalità di trasmissione perché lo studio non descrive come sono state installate le gabbie e i gatti non infetti avrebbero potuto contrarre il virus da feci e urine contaminate». Lo studio è preliminare e sono necessari ulteriori test. «Questi primi risultati mostrano che i gatti non sembrano avere un ruolo importante nella diffusione del virus» afferma Dirk Pfeiffer, un epidemiologo della City University di Hong Kong

I cani e gli altri animali

Gli autori dell’ultima prestampa hanno anche scoperto che i furetti sono altamente suscettibili all’infezione da Covid-19 e questo li renderebbe un modello adatto per testare vaccini e farmaci. I cani invece sembrano essere meno suscettibili al nuovo coronavirus. I ricercatori hanno inoculato il virus a cinque giovani cani e hanno scoperto in due di loro l’RNA del virus nelle feci, tuttavia non era infettivo. Sembra infatti che le due proteine a cui si lega il virus per entrare nelle cellule umane siano diverse da quelle dei cani, per cui è difficile che questi ultimi si ammalino di Covid-19 e altamente improbabile che contagino i padroni. È possibile che i cani di Hong Kong che si sono ammalati avessero leccato superfici contaminate, conservando nella saliva tracce di Dna virale. Altre indagini, sempre inoculando il virus, sono state svolte su polli, maiali, anatre che però si sono mostrati non suscettibili: non è stata trovata traccia del coronavirus nei loro organismi.

www.corriere.it

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