“Verdi e Sinistra sono diversi: loro pensano all’etichetta, noi ai temi”. Intervista a Monica Frassoni

di Angela Mauro –

Niente lista unitaria alle Europee: “Loro dicono ‘mai col Pd’, noi no. E nel prossimo governo italiano voglio portare il mio pacchetto di voti al tavolo col Pd”.

“In Italia non ci siamo alleati con la sinistra perché loro pensano all’etichetta, noi ai temi. Loro vogliono riorganizzare lo spazio della sinistra, sostanzialmente identitario intorno allo slogan ‘mai col Pd’. A me di ridefinire lo spazio di sinistra in alternativa al Pd non importa. Io invece magari nel prossimo Governo italiano voglio portare il mio pacchetto di voti sul tavolo col Pd, per avviare una discussione sulla trasformazione economica in modo che i temi legati al cambiamento climatico diventino un’opportunità anche per la creazione di posti di lavoro”.

Nella giungla di sigle che contorna le elezioni europee intorno al Pd, siamo andati a parlare con Monica Frassoni, co-presidente dei Verdi europei, probabile capolista del nord-ovest ma soprattutto anima della campagna elettorale dei Verdi in Europa. Verdi che in Italia corrono con una parte di Possibile. Separati da tutti gli interlocutori con cui da mesi hanno discusso della possibilità di una lista unitaria: dai radicali di ‘+Europa’ alle forze di sinistra ora unite sotto la sigla ‘La sinistra’. Il tutto nonostante la spada di Damocle dello sbarramento del 4 per cento. Ecco: perché?

Le tematiche ambientaliste sono molto più presenti nel dibattito pubblico rispetto al passato. Merito anche delle manifestazioni degli studenti, della piccola svedese Greta Thunberg che tra l’altro la prossima settimana arriva in Italia. A fronte di tutto questo però, la forza dei Verdi in Italia non sembra crescere, stando ai sondaggi, a differenza di paesi come la Germania o lo stesso Belgio. Come se lo spiega?

Per anni c’è stato il problema che i temi ambientali non sono stati considerati degni di attenzione e consenso. Lo stesso M5S è partito come movimento ambientalista cercando di radunare tutte le lotte locali, dal No Tav al No Tap, senza risolverne alcuna. Poi Grillo e i suoi si sono resi conto che non è con quello che sarebbero riusciti ad avere successo…

Perché l’ambiente non porta voti in Italia, nonostante che i problemi dell’inquinamento e del surriscaldamento del pianeta siano sotto gli occhi di tutti? Autocritica?

In altri paesi hai un sistema politico e mediatico che ti permette di emergere anche senza avere il 25 per cento dei consensi. Per esempio, qui in Belgio i Verdi avevano oltre il 20 per cento nel ’99, poi si sono sempre attestati tra il 5-8 per cento, i tedeschi uguale, ma nonostante ciò sono sempre riusciti a restare nelle istituzioni. Da noi non è stato possibile. Un po’ per un problema di organizzazione nostra. Noi, nel momento topico, quando è stata introdotta la soglia di sbarramento per le elezioni europee, eravamo più deboli per una serie di motivi anche interni. E inoltre in Italia le organizzazioni ambientaliste, diversamente da quello che succede negli altri paesi europei, non hanno mai considerato il partito dei Verdi come un luogo su cui investire. Tutto questo ha fatto sì che i Verdi come opzione politica fossero più deboli che in altri posti. Poi se guardi il bilancio dei Verdi quando sono stati al governo delle città o anche solo in Parlamento, i risultati li vedi: per esempio la legge sui parchi, i temi che vanno dal no al nucleare alle energia rinnovabili. Autocritica: dal punto di vista dell’organizzazione e della valorizzazione delle forze migliori del partito non siamo stati abbastanza bravi.

Perché non siete riusciti a dar vita ad una lista unitaria di sinistra in Italia?

Il processo per fare una lista parte circa un anno fa. Abbiamo parlato con tutti, da Ely Schlein di Possibile a Rossella Muroni, ex di Legambiente ora deputata di Leu, a Diem di Varoufakis, poi Italia in comune, Marco Cappato, i partiti della sinistra. Abbiamo detto loro che è il momento di fare un’alleanza che abbia l’ecologia ed l’europeismo come temi fondamentali. Quello che è successo è molto semplice: i nostri amici fino all’ultimo minuto non hanno considerato che il messaggio ecologista fosse sufficiente. I rappresentanti della sinistra hanno sempre considerato l’ecologia come una questione comunque acquisita.

Volevano ‘guidare’ loro?

Sì ma non è che avessi un problema di guida. Penso però che in questo momento la sfida non sia l’etichetta di sinistra, ma il tema.

Ma così magari nessuno di voi supera lo sbarramento.

Io penso invece che se tu fai una alleanza tra Verdi e sinistra in Italia non funziona. La somma tra il nostro movimento, che ha come obiettivo fondamentale la trasformazione ecologica, e la sinistra, non funziona. Pur essendo d’accordo su molte cose, abbiamo un obiettivo diverso.

Per esempio?

La sinistra ha come obiettivo quello di riorganizzare lo spazio della sinistra, sostanzialmente identitario. Dicono ‘noi vogliamo essere alternativi al Pd’ ed è un obiettivo essenzialemente italiano.

Voi non volete riorganizzare la sinistra?

Io sono di sinistra ma il mio problema è come facciamo a fare una trasformazione economica in cui il cambiamento climatico da grande sfida diventa un’opportunità anche per la creazione di posti di lavoro. A me del tema della ridefinizione dello spazio di sinistra rispetto al Pd con tutto il rispetto me ne importa il giusto. E’ invece molto importante che ci sia chiarezza sull’offerta politica, soprattutto se l’obiettivo è non far vincere i sovranisti-nazionalisti. Sono sempre stata dell’idea che mettere l’uno contro l’altro europei e anti-europei era il modo per far vincere gli anti-europei. Invece serve un’agenda abbastanza ampia, diversificata e chic da non essere smantellata in un messaggio troppo uniforme.

Il fronte europeista era una proposta di Calenda.

Che non a caso è un anti-ambientalista.

Ecco, dopo le europee però si parla con Calenda, col Pd…

Questa è un’altra differenza tra noi e la sinistra. Noi vogliamo assolutamente partecipare ad una opzione di governo che possa avere la maggioranza. A me di fare l’alternativa al Pd non importa. Su questa questione la sinistra ha fatto la sua lista con l’imperativo ‘mai col Pd’. Io invece nel prossimo governo italiano, voglio portare il mio pacchetto di voti sul tavolo col Pd, magari. Ma non mi pongo nell’ordine di idee di essere alternativa al Partito Democratico. L’ho detto anche a Zingaretti che anche al Pd fa comodo che per le europee ci sia una lista al 4 per cento, quando ci sia parlati nel suo giro di orizzonte con gli altri partiti dopo le primarie.

Dopo le europee un vostro interlocutore potranno essere anche i liberali dell’Alde? E non vi disturba il fatto che siano finanziati dalla Monsanto?

Certo che ci imbarazza. Ma qui la priorità è evitare che il Ppe possa essere anche vagamente tentato di allearsi con l’estrema destra. Noi non abbiamo nessun problema a differenza della sinistra. Chiaramente dobbiamo parlare di temi: se partono dal nucleare, per dire, non possono aspettarsi un’interlocuzione con noi.

www.huffingtonpost.it

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