Europee, due liste a sinistra del Pd: i Verdi e un cantiere «rosso»

la-Sinistradi Andrea Gagliardi –

Sono ore di trattative febbrili per le liste in vista delle europee del 26 maggio. C’è tempo fino al 7 aprile per presentare i simboli. E mentre nel centrodestra i giochi sono fatti (Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia correranno ciascuno con il prioprio simbolo), lo scenario non è ancora definito a sinistra. È del 26 marzo la notizia del “cambio di cavallo” di Italia in Comune (il “partito dei sindaci guidato dal primo cittadino di Parma, Federico Pizzarotti) che ha deciso alla fine di non presentare più una lista con i Verdi (malgrado il dialogo avanzato) e di andare alle urne con i radicali e centristi di +Europa.

Sabato 30 marzo il segretario del Pd ha presentato il logo dove accanto al simbolo del Pd compare la scritta “Siamo europei” voluta da Carlo Calenda (promotore del manifesto omonimo) assieme alla scritta (in piccolo) Socialisti e democratici (Pse) che lascia una porta aperta alla possibilità che corrano sotto quel simbolo anche gli ex-dem di Mdp Articolo 1, che, dopo la fallimentare esperienza di Liberi e uguali (Leu) alle politiche del 2018, si sono separati dai compagni di viaggio di “Possibile” (civatiani) e Sinistra Italiana. In attesa che Mdp sciolga la riserva (il coordinamento nazionale ha dato mandato a Roberto Speranza per avviare un confronto con Zingaretti per una «lista comune e plurale del Pse in Italia») ci sono altri movimenti a sinistra.

I civatiani di Possibile (partito guidato da un anno da Beatrice Brignone) hanno sciolto oggi la riserva. E hanno deciso di correre con i Verdi. «A breve presenteremo il simbolo» dice Monica Frassoni, ex parlamentare a Strasburgo e co-segretaria del Verdi europei. Frassoni preferisce glissare su Pizzaritti («non ha creduto fino in fondo nella forza del nostro messaggio ambientalista») ma insiste sulla necessità di una lista ambientalista, malgrado i sondaggi non favorevoli (l’ultimo di Swg del 26 marzo li dà all’1%). «Se c’è un momento storico nel quale è importante avere una rappresentanza politica ecologista, è questo» aggiunge Frassoni, che incalza: «Senza una rapprsentanza verde nelle istituzioni, la storia dice che le politiche ambientali non si fanno».

E a chi le fa notare che cinque anni fa i verdi presero lo 0,9%, ben lontani dalla soglia di sbarramento del 4%, replica: «Alle europee il 50% degli elettori non va alle urme. Puntiamo su una campagna innovativa, comune a tutti i Paesi europei, capace di convincere gli indecisi». Certo è che con questa scelta i Verdi puntano a parlare alla società civile e all’associazionismo, rinunciando a una netta connotazione di sinistra.

A sinistra si lavora invece a un listone che parte dalle forze politiche della sinistra europea (Sinistra italiana, Rifondazione comunista, Altra europa per Tsipras) per allargarsi a Diem25, il movimento di Yanis Varoufakis, ex ministro delle Finanze nel primo Governo Tsipras. Cinque anni fa il cartello delle sinistre si presentò con la lista “L’altra europa per Tsipras”, superando di un soffio la soglia del 4%. Quest’anno il nome sarà diverso, ma la lista ci sarà. «Se ce la facemmo nel 2014 con il Pd al 41% ce la faremo anche questa volta – assicura il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni – con un programma basato sulla lotta ai cambiamenti climatici, il rilancio dell’occupazione, una tassazione dei grandi patrimoni e dei profitti delle grandi multinazionali, la restribuzione della ricchezza». «La nostra – conclude – è una lista europeista anche se non crediamo nell’Europa dell’austerity».

Da segnalare infine che, per un problema di raccolta di firme, non dovrebbe correre alle europee la lista di “Potere al popolo” (PaP), malgrado l’ultimo sondaggio Swg la accrediti, a sorpresa, al 2,2. E questo sarebbe un vantaggio per la “cosa rossa” sulla quale potrebbero convergere molti voti potenziali per PaP.

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