Amazon, la richiesta dei driver: «Servono 500 fattorini in più»

amazon27landinidi Rita Querzè –

Gli addetti alle consegne: orari insostenibili. Landini: «Vogliamo contrattare l’algoritmo che regola le consegne».

È una vertenza fuori dagli schemi quella dei corrieri di Amazon. Il punto qui non è salvare posti di lavoro. Ma ottenere assunzioni. «Secondo noi solo in Lombardia serve un piano da 500 ingressi nel giro di un anno — dice Luca Stanzione, giovane segretario generale della Filt Cgil della Lombardia —. Amazon ha una capitalizzazione che equivale al Pil di due Stati messi assieme. È giusto che le persone possano lavorare senza mettere a rischio la loro sicurezza per tenere il passo dell’algoritmo».
Attenzione, a occuparsi delle consegne non sono dipendenti diretti del colosso di Seattle ma driver assunti da società terze che a loro volta hanno contratti in esclusiva con Amazon. In Lombardia si parla di 1.200-1.300 persone. Ora il sindacato chiede che non si superino le 9 ore di guida giornaliera. Inoltre il problema sarebbero anche i ritmi di lavoro imposti dall’algoritmo: «Una consegna ogni tre minuti è troppo, in questo modo siamo costretti a prendendoci dei rischi», dicevano ieri i driver al presidio. Amazon — che nel 2018 ha creato in Italia oltre 2.000 posti di lavoro a tempo indeterminato — ribatte punto su punto. «Circa il 90% degli autisti termina la giornata prima delle 9 ore e comunque lo straordinario è pagato il 30% in più», dicono al quartier generale della multinazionale. E ancora: «È vero, affidiamo le rotte ai corrieri che a loro volte le assegnano ai loro autisti. Ma non è assolutamente vero che il numero di pacchi da consegnare sia inappropriato».

Morale: le posizioni sono distanti. Anche sul bilancio dello sciopero dei corrieri degli ultimi due giorni. Adesione al 90% secondo i sindacati. Impatto modesto sulle consegne, invece, per lo staff di Amazon. Un risultato però è arrivato: una trattativa è partita tra il sindacato e Assoespressi, organizzazione a cui appartengono le società che fanno le consegne per Amazon.
Certo è che ieri il sindacato confederale ha deciso di giocare su questa vertenza il suo jolly. Trasformandola di fatto da regionale in nazionale con l’arrivo al presidio nel centro di Milano di Maurizio Landini. Il segretario generale della Cgil ha esordito sottolineando l’unitarietà dell’iniziativa: «Credo di potervi portare qui il saluto anche della Cisl e della Uil confederale» (a distanza il sostegno alla vertenza è arrivato anche dai leader di Cisl e Uil, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo). Landini ha «caricato» i corrieri: «Le battaglie si vincono attrezzandosi a resistere un minuto più della controparte. Se da questa lotta otterremo tutela del lavoro e nuove assunzioni sarà un grande risultato». E ha alzato la posta con la multinazionale delle consegne: «Vogliamo contrattare l’algoritmo, le applicazioni della tecnologia devono tenere conto delle persone».
Ultimi ma non meno importanti, i messaggi al governo: «Siamo noi quelli che pagano le tasse e quelli che si fanno il mazzo in questo Paese per cui chiediamo una riforma fiscale degna di questo nome. Dove si riduca la pressione sul lavoro dipendente, si faccia pagare chi evade e si aumenti il prelievo a chi prende di più». Una segreteria unitaria si terrà il 28 febbraio. Qui Cgil, Cisl e Uil prenderanno atto della mancata convocazione da parte del governo. E decideranno come agire.

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