Potere al Popolo! il 15 febbraio 2019 a Roma contro la “secessione dei ricchi”

pap15fA proposito di Autonomia differenziata e di quella che si configura come una vera e propria secessione dei ricchi condividiamo questa riflessione di una giovane attivista di Potere al Popolo!

Io l’avevo visto il video del giovane medico di Ancona. Faceva appello a tutti per raccogliere una cifra enorme per andarsi a curare un tumore negli USA dove è disponibile, a un prezzo altissimo chiaramente, una terapia sperimentale.
La cifra è stata raccolta, lui non ha fatto in tempo nemmeno a partire.
È stata raccolta credo per lo stesso motivo per cui io pure ho visto il video. Ognuno di noi ha un amico che sta combattendo contro il cancro, ha accompagnato un parente nei viaggi della speranza in ospedale, lo ha dovuto consolare. Ognuno di noi si è trovato a toccare con mano lo schifo e la solitudine, l’assenza pressoché totale di servizi, in cui viene lasciato il malato nel momento in cui non c’era più niente da fare.
Un’enorme voragine a cui l’affettivita di chi sta intorno prova a mettere una minuscola toppa, con delicatezza, tanta fatica e tutta la frustrazione che ti sale in quei momenti.
E chi i familiari, o gli amici, non li ha?

Quando ti diagnosticano una malattia, visto e considerato che il livello di prevenzione e educazione alla salute collettiva è pari a zero, può capitare che sia tardi.
Sempre a ognuno di noi è capitato di doversi spostare o di conoscere chi si spostava a 7-800 kilometri perché al nord ci sono i centri d’eccellenza, o almeno ci si prova, tanto che si ha da perdere. Soldi di viaggio, soldi di affitto per chi ti sta vicino perché le terapie e le degenze sono lunghe, l’ansia di andarsene lontano da casa. Ma almeno ci si prova… se si ha abbastanza soldi, o se ci si indebita (perché per questo lo si fa). E ogni volta in quei reparti poi trovavamo il medico che veniva da giù, l’infermiere con l’accento nostro che se n’era dovuto andare, come se da noi non fossero serviti.

Al Sud si vive in media 4 anni in meno che a Nord. Non lo dico io e non lo dice Soros, lo dicono gli istituti di statistica. Al Nord ci si ammala di più, al Sud si sopravvive di meno.
Lavoro usurante, cattiva alimentazione (e sì che questa pure è un tratto dei poveri) e una questione ambientale grande come il mondo sono i fantasmi con cui ci tocca avere a che fare.

Venerdì 15 in consiglio dei ministri si parla di autonomia differenziata: finalmente la proposta che permette alle regioni virtuose del nord di fuggire in avanti, staccandosi su tante questioni (compresa la sanità, ma anche l’istruzione) da quel peso morto e parassitario delle regioni meridionali.

Invece di discutere di ridurre il gap socio economico che taglia in due il paese, invece di capire come rendere i servizi omogenei e più efficienti per tutti. Invece di capire come buttare fuori i privati che sulla sanità speculano e rifinanziare prevenzione, screening e pubblico. Invece di guardare le liste d’attesa, invece di farci sapere che fine ha fatto il decreto terra dei fuochi.

Il giovane medico di Ancona i soldi li ha raccolti, perché la solidarietà delle persone è molto più umana e pronta, a differenza della completa irresponsabilità di chi ci governa. Ma non è così che deve andare. La vita di ognuno deve passare per la certezza che una comunità farà il possibile per tutelarla, accudirla, ridurne le sofferenze, non abbandonarla.

Non si affida alla benevolenza spontanea, al caso, a chi ha i soldi già per potersi curare. Questa roba si programma e si costruisce. Tutto al contrario di quanto sta facendo questo governo, e di quanto accadrà se passa l’autonomia differenziata.
Il 15 noi siamo a Roma sotto Montecitorio, perché se non ci pensiamo noi, non lo farà nessuno.

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