Poggio Mirteto. Uccise il vicino con un levachiodi: confermata condanna 22 anni

processoIl geometra 5oenne, scontata la pena, dovrà trascorrere 5 anni in una Rems. Nel 2016 colpì a morte un pensionato al culmine dell’ennesima lite per questioni di confini e per vecchi rancori.

Uccise un vicino di casa colpendolo ripetutamente alla testa con un levachiodi, poi ritornò a casa, si cambiò d’abito e uscì per andare a mangiare in una pizzeria. È stata confermata in appello la sentenza di condanna a 22 anni di reclusione nei confronti di Luciano Di Paolo, geometra 50enne originario di Forano (Rieti), sotto processo perché accusato di avere ucciso un amico pensionato di 71 anni, Alberto Lucarelli, al culmine dell’ennesima lite per questioni di confini e per vecchi rancori.

La semi infermità
Di Paolo, a pena espiata, dovrà trascorrere 5 anni in una Rems, struttura sanitaria di accoglienza per gli autori di reato affetti da disturbi mentali; l’uomo, infatti, è stato riconosciuto seminfermo di mente da una perizia svolta in primo grado. Era il 17 gennaio 2016 quando, poco prima delle sette di sera, i carabinieri di Poggio Mirteto furono allertati da una richiesta di soccorso. Davanti a un cancello trovarono un’autovettura con vicino il corpo di un uomo – poi identificato in Lucarelli – ferito al capo. A nulla valsero i soccorsi; l’uomo arrivò già morto in ospedale. Di Paolo da subito ammise la sua responsabilità per l’aggressione.

Le accuse
Secondo la ricostruzione l’uomo attese il pensionato lungo la strada e lo colpì con quel levachiodi che qualche giorno prima aveva acquistato in un ferramenta. Poi, bruciò i vestiti indossati in un fondo agricolo, si sbarazzò del levachiodi gettandolo nel Tevere (fu poi ritrovato dai sommozzatori su indicazione di Di Paolo) e andò a mangiare in pizzeria. Secondo quanto si apprese, raccontò una lunga serie di questioni di confini e vecchi rancori per presunte e passate prepotenze edilizie. Portato a processo, Il cinquantenne fu condannato a 22 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa, con esclusione delle contestate aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e della crudeltà. Unica attenuante, il riconoscimento del vizio parziale di mente. Oggi la sentenza è stata confermata in appello.

roma.corriere.it

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