Cara di Castelnuovo di Porto, trasferiti i primi 30 immigrati. Con abbracci e striscioni di solidarietà

cara211Sono stati trasferiti stamani, martedì 22 gennaio, i primi 30 ospiti del Cara di Castelnuovo di Porto, perchè la struttura, tra la Tiberina e la Salaria, la seconda più grande d’Italia, è in via di chiusura. Sono questi nel Lazio i primi effetti, a poco più di un mese dalla conversione in legge, del Decreto Sicurezza, ma non è chiaro dove queste persone andranno a finire anche perchè, a questi primi 30 si aggiungeranno le uscite obbligatorie dei titolari di protezione umanitaria, ormai senza più diritto all’integrazione prevista dalla seconda accoglienza. In tutto gli ospiti sono circa 300. Ma in molti sostengono: “Così si preannuncia una vera e propria emergenza sociale, umanitaria e perfino sanitaria”.

Molte voci contrarie al trasferimento coatto dei bambini e dei profughi, tra cui quella del sindaco di Castelnuovo di Porto: “Così si cancella un’esperienza di integrazione e si perdono cento posti di lavoro”. Mobilitate anche associazioni, sindacati e residenti: un presidio permanente e una marcia silenziosa di solidarietà per gli ospiti e i dipendenti del centro visitato da papa Francesco. Con il motto “Restiamo umani”.

“Con il processo di chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto, che da questa mattina e fino al 31 gennaio porterà a smantellare un’importantissima esperienza di integrazione e accoglienza costruita anno dopo anno in provincia di Roma, si preannuncia una vera e propria emergenza sociale, umanitaria e perfino sanitaria”, scrive in una nota il segretario del Pd provincia di Roma Rocco Maugliani. “Già alcune persone – spiega – sono state letteralmente gettate per strada questa mattina, mentre parte dei migranti richiedenti asilo saranno trasferiti in altre strutture fuori dal Lazio. Ci saranno tantissimi bambini che saranno sradicati dal contesto in cui sono cresciuti finora, e più di 100 professionalità che resteranno senza lavoro. Una situazione che da qui a fine mese potrebbe diventare esplosiva. L’approccio ideologico al tema immigrazione – conclude – che non garantisce affatto sicurezza ma genera nuovi problemi scaricandoli sull’intera cittadinanza”.

La marcia silenzio annunciata alle 17 davanti alla parrocchia di Santa Lucia è stata spostata direttamente davanti al presidio permanente del Cara. Alla manifestazione hanno già dato la loro adesione molte associazione tra cui Anpi provinciale, Anpi Rete Flaminia Tiberina, Cgil, Spi Cgil, Rete Nobavaglio, gruppi parrocchiali e altre realtà del volontariato.

roma.repubblica.it

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