Decreto sicurezza. Il Viminale chiude il Cara di Castelnuovo, 120 lavoratori a casa

cara21di Luca Liverani –

In partenza 305 dei 535 ospiti. Nel centro per richiedenti asilo – noto per i percorsi di integrazione – lavorano medici, psicologi, insegnanti e interpreti italiani che ora rischiano il posto.

A marzo 2016 papa Francesco l’aveva scelto per la cerimonia della lavanda dei piedi del giovedì santo. Una struttura che in questi anni aveva raccolto riconoscimenti – dall’Acnur a Migrantes – per la qualità dell’accoglienza e i percorsi di integrazione. Ma ora il Cara di Castelnuovo di Porto, a pochi chilometri da Roma, chiude. Oltre la metà degli ospiti del Centro di accoglienza per richiedenti asilo – 305 su 535 – entro sabato saranno trasferiti a gruppi nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria) di altre regioni. Anche sul Cara di Castelnuovo infatti cala la scure del Decreto sicurezza: presto tutti i profughi ospitati verranno portati via. Tranne qualche decina di titolari di permessi umanitari: finiranno direttamente sulla strada, perché per loro non è più prevista alcuna assistenza. Pesanti anche le conseguenze occupazionali per i 120 operatori, tutti a tempo indeterminato. I sindacati promettono battaglia. Sconcerto e indignazione del sindaco di Castelnuovo Riccardo Travaglini: spazzati anni di impegno e buon lavoro per l’accoglienza, cancellati posti di lavoro.

Una decisione che sorprende tutti, dalla Cooperativa Auxilium, che lo gestisce dal 2014, al Comune di Castelnuovo, a Cgil, Cisl e Uil. Per Antonio Amantini della Fp-Cgil di Roma e Lazio l’operazione «ha tutta l’aspetto di un vero e proprio blitz del Viminale». Il primo Cara a fare le spese delle nuove politiche securitarie non è dunque uno di quelli noti alle cronache giudiziarie. Come Isola Capo Rizzuto, sospettato di infiltrazione dai clan crotonesi. O Mineo nel catanese, attorno al quale pare orbitassero prostituzione e caporalato. O magari Borgo Mezzanone nel foggiano, indagato per truffa e falso.

«Anni di impegno e buon lavoro – dice il sindaco Travaglini – per un’accoglienza fatta di progetti educativi, inserimento scolastico, corsi ricreativi, iscrizioni alle associazioni sportive, collaborazioni volontarie e lavori socialmente utili. Il Comune l’aveva portata avanti insieme alla Prefettura». Il sindaco si sente defraudato: «Il modello d’integrazione funzionava: uno dei primi atti, dopo il grande caos di “mafia capitale”, è stato la sottoscrizione di un protocollo d’intesa con la Prefettura per progetti culturali e di volontariato (museo di arte e mestieri, rassegne fotografiche, corsi di teatro), ma soprattutto per l’inserimento scolastico dei bambini, che da domani saranno costretti a lasciare aula, maestre e compagni senza sapere dove andranno e cosa li aspetta». E sottolinea che «la gestione non ha mai dimenticato l’aspetto della sicurezza, in collaborazione coi Carabinieri di Bracciano».

«Da amministratore locale dico che il problema dell’Italia non sono i migranti – dice il sindaco di Castelnuovo di Porto – ma le problematiche diffuse ed endemiche che affrontiamo tutti i giorni: disoccupazione, corruzione, mafie, evasione fiscale, una giustizia che non funziona e che non riesce a garantire la certezza della pena, la mancanza di risorse per mettere in sicurezza i territori». E conclude: «Auspico che la furia del governo nell’affrontare il fenomeno dell’immigrazione contagi anche questi altri fronti, eterne emergenze del nostro territorio e dell’Italia intera».

Dei 535 presenti al Cara di Castelnuovo, gli uomini sono 401, le donne 120 e i bambini 14. Sono tutti richiedenti asilo in attesa del giudizio delle commissioni, o dell’emissione del permesso di soggiorno, altri ancora sono “diniegati” che aspettano l’esito del ricorso. Per la prima volta a questo Cara la comunicazione è arrivata direttamente dal ministero dell’Interno, che non ha specificato le destinazioni, né le strutture né le città, ma solo le regioni – Toscana, Umbria, Lombardia – in cui saranno trasferiti i profughi. Nei 5 anni di gestione Auxilium, in questo Cara sono passati 8mila profughi, tra cui 700 minori. Positivo il rapporto col paese – 8.500 abitanti a Nord della Capitale – anche grazie ai lavori socialmente utili di 80 ospiti, impiegati nelle pulizie stradali e nella cura del verde. Molti i minori che frequentano l’oratorio parrocchiale, assieme alle famiglie.

Cgil, Cil e Uil ora annunciano lo stato di agitazione del personale e un presidio sotto il Ministero del Lavoro e Sviluppo economico per il 24 gennaio, con il personale delle Coop Auxilium, Siar e azienda Itaca. «Chiediamo al ministro Di Maio l’impegno ad una tutela occupazionale», dicono Antonio Amantini (Cgil Fp), Giovanna Catizone (Cisl Fisascat ) e Massimo Mattei (Uil Fpl . Al Cara lavorano dagli addetti alle pulizie ad assistenti sociali, psicologi, medici, mediatori linguistici, insegnanti. «Un dramma occupazionale, il decreto cancellerà almeno 10mila posti di lavoro in tutta Italia». Stima che arriva a 18 mila posti cancellati, secondo i calcoli della cooperativa InMigrazione che da anni si occupa del fenomenomigratorio.

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