Camping River, per liberare il campo rom il Comune fa distruggere i container di sua proprietà

river25di Mauro Favale –

Lo sgombero del camping River un autogol per le casse. Ogni modulo abitativo è costato 20 mila euro.

Hanno provato anche a dividere le famiglie: donne e bambini in case famiglie, uomini per strada. Una proposta già avanzata un anno fa, per lo sgombero dei rifugiati che vivevano nel palazzo di via Curtatone, in piazza Indipendenza. Allora non funzionò e anche stavolta, le famiglie rom ( per lo più di provenienza bosniaca e romena) che da anni vivono nell’ex villaggio della solidarietà Camping River, hanno rifiutato.

Sono rimaste inermi a osservare gli operai che, agli ordini della polizia municipale, distruggevano finestre e porte, cementavano gli scarichi, rimuovevano i sanitari in 17 dei 50 container di proprietà del Comune dove hanno vissuto fino a due giorni fa. Domani si ricomincia per completare l’opera ma finora l’obiettivo del Campidoglio di sgomberare il campo rom sorge nei pressi della Tiberina, all’altezza di Prima Porta, è lontanissimo dall’essere raggiunto.

“Le famiglie allontanate dalle loro case sono rimaste lì davanti, accampate con le loro cose”, racconta Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio alla quale giovedì è stato impedito (così come alla stampa) di assistere alle operazioni di sgombero di un campo che, secondo gli annunci della giunta M5S, avrebbe dovuto chiudere già nove mesi fa.

Adesso questo limite è stato spostato al 30 giugno e non c’è deroga che tenga, a leggere le parole che la sindaca Virginia Raggi affida a Facebook. Un pugno duro che serve a coprire le lacune di un piano rom che, alla prima prova (il “superamento” del Camping River, appunto) si infrange contro la realtà: ” La maggior parte di coloro che abitano lì ha rifiutato le proposte scegliendo di restare abusivamente presso l’area”, scrive la Raggi. Il contributo economico finalizzato all’affitto, avanzato dal Comune, però, ” era improponibile ” , prosegue Stasolla.

Di più: ” Non è realizzabile – attacca la Comunità di Sant’Egidio, che fa un appello per fermare lo sgombero – i rom che hanno provato a chiedere abitazioni in affitto si sono trovati di fronte a un netto rifiuto da parte dei proprietari perché pur avendo trovato appartamenti a prezzi accesibili, nessuno ha voluto stipulare un contratto con persone che non possono offrire garanzie economiche per oltre un anno”.

E così, mentre i 380 rom che abitano lì lamentano di essere stati trattati “come animali” (“È mancato il rispetto dei diritti fondamentali ” , accusa Luigi Manconi, direttore dell’ufficio anti- discriminazioni razziali di Palazzo Chigi), anche i residenti della Tiberina protestano: ” Le parole della sindaca sono inaccettabili – scrive il Comitato di quartiere – il primo luglio l’unica realtà a essere chiusa sarà il rapporto tra Comune e l’area del camping River. Rimane il campo, rimangono le persone, sparisce il Comune, le utenze e i moduli del Campidoglio”.

Ora, proprio su quei container ( che a prezzi di mercato costano circa 20.000 euro l’uno) si concentra l’esposto che l’associazione 21 luglio presenterà alla Corte dei conti: ” Si configura un danno erariale – spiega Stasolla – sono di proprietà di Roma capitale e la municipale li distrugge. Oltre allo spreco è una rappresaglia perché gli abitanti del River non hanno accettato il piano rom dei 5 Stelle”.

roma.repubblica.it

Commenta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>