Roma: la stazione di Monterotondo, la CIA e il Mossad

220px-Stazione_MonterotondoCaro Beppe, Monterotondo è un paesotto di circa 40 mila abitanti a circa 20 km da Roma. Un po’ scalcinato forse, ma vivace e divertente. Ci ho vissuto per diversi anni e ci torno ancora quando vengo in Italia. Anni fa crearono un’eccellente “treno urbano” che porta a Roma e all’aeroporto di Fiumicino. Wow! Il Paese sarebbe quindi ben collegato alla capitale, se non fosse per un problema: come raggiungere la stazione dal paese, su una collina a meno di 3 (tre) km di distanza? Neanche il Mossad o la CIA sarebbero in grado di districarsi tra siti web che non mostrano gli orari sullo schermo ma solo in pdf ( https://bit.ly/2JQ1Ges ), siti con “errore 404″ permanente ( https://bit.ly/2HLMyJQ ) e informazioni contraddittorie. Prova ne sia che neanche Google riesce a suggerire il modo di raggiungere Roma (vedi foto)! Sabato, domenica e d’estate poi, i treni sono ridotti all’osso e i bus inesistenti. Mi chiedo come possa essere possibile accettare che una cosa del genere avvenga a pochi km dalla capitale con la “più grande azienda di trasporti regionali italiana”, come recita il sito COTRAL. Non sto parlando di costruire una centrale nucleare, ma di gestire un orario dei bus, problema comune, mi pare, ad ogni angolo del pianeta. Domanda: chi è stato nominato a gestire questi (dis)servizi? Perché tanta incompetenza? Quando torno in Italia mi ritrovo spesso ad aspettare bus leggendari, i cui orari (teorici, beninteso) vengono tramandati per tradizione orale da gentili vecchine alla fermata, ed ivi incanutite. Il paesino potrebbe essere una comunità all’avanguardia: i soldi non mancano, la disoccupazione è al minimo e “se magna e se beve bene”. Una soluzione alternativa per eventuali turisti interessati a stare un po’ fuori Roma in un ambiente più sano ed economico. Invece andare a Roma, per un qualsiasi viaggiatore, è roba da Bruce Chatwin, o forse da Beckett. Spiegatemi come sia possibile, a pochi km dalla capitale di una grande potenza economica mondiale.

Paolo G. Calisse, Santiago, Chile , pcalisse@gmail.com

italians.corriere.it

Un commento

  1. Sante parole, ormai anche le cose più semplici sono diventate impossibili, ci stiamo abituando a questo sfascio materiale e culturale tutto in nome del debito e del patto di stabilità.
    Se fossi al tuo posto tornerei il meno possibile e mi godrei il più possibile il Cile.

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