Rifugiati da ridistribuire in tutti i comuni della provincia, Gilardi risponde a Prefettura e vescovo: «In Sabina abbiamo già dato»

rifugiati-mondodi Samuele Annibaldi –

«Grazie, ma abbiamo già dato». Franco Gilardi, sindaco di Stimigliano e presidente dell’Unione dei Comuni della Bassa Sabina, così risponde all’appello di Prefetto e vescovo che, durante l’ultimo consiglio territoriale per l’immigrazione, si sono appellati ai comuni della provincia affinché attivino progetti Sprar per l’accoglienza dei rifugiati, in modo di giungere a una ridistribuzione in provincia più uniforme, alleggerendo Rieti del peso degli oltre 700 rifugiati attualmente presenti, favorendo così la coesione sociale e l’integrazione nelle comunità locali.

LA SITUAZIONE
«In Sabina – spiega Franco Gilardi – da tempo immemore abbiamo in piedi progetti d’accoglienza e abbiamo aderito allo Sprar (ilm Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, ndr) ed accogliamo persone anche tramite i Cas, icentri di accoglienza straordinaria. Andando nello specifico e parlando di numeri, a livello di Unione dei Comuni posso affermare che ci sono amministrazioni come Stimigliano che ospitano la percentuale più alta di stranieri dell’intera provincia, oltre il 20 per cento. Abbiamo progetti d’accoglienza con numeri importanti anche a Montopoli che da diversi anni porta avanti iniziative in tal senso. A Poggio Mirteto inoltre, dopo gli arrivi di rifugiati e richiedenti asilo di due anni fa, oggi continua a ospitare e integrare i migranti sempre con numeri tali da garantire equilibrio nella gestione degli arrivi. Arrivi che nel tempo si sono consolidati nei numeri ma che, se si mantengono quelli attuali, sono accettabili e non creano problemi. Stesso discorso per Forano. Tutto questo per dire – conclude Gilardi – che il nostro territorio ha già dato. Non si è mai sottratto e l’integrazione ha sempre funzionato perché i numeri sono stati equilibrati. Oltre a quelli ospitati, ora però non si può perché siamo al limite. Accoglierne altri è impossibile. L’integrazione, i fabbisogni di gente in difficoltà, i servizi minimi che vanno garantiti necessitano anche di strutture logistiche organizzative e di personale oltre che di fondi che i nostri comuni attualmente non hanno».

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