Nella Sabina la tradizione dell’olio extravergine tra storia, gusto e arte

Giovanni Bosi, Rieti –

A ben guardare l’olio è per l’uomo un compagno di vita da millenni. Tra storia e gusto, l’oro verde della terra è un elemento irrinunciabile, a partire dagli ulivi che dominano il paesaggio e lo rendono unico. Come nella Sabina laziale, dove si prosegue una coltivazione che si perde nella notte dei tempi e dove è nata la prima Dop italiana. Oggi la valorizzazione del territorio non può dunque essere disgiunta dalla promozione di quell’Extravergine che consente di scoprire lungo la sua Strada borghi e luoghi di eccellenza.

Colline ricoperte di oliveti secolari, vallate verdissime e montagne dove predominano boschi estesi di querce e di faggi: è questo il paesaggio tipico della Sabina. Siamo tra Roma, il Tevere e i Colli Sabini, in una porzione di Lazio che ha tanto da raccontare e da mostrare. E che merita la giusta valorizzazione anche dal punto di vista turistico. Del resto, oggi andare alla scoperta dei territori è sempre più “motivazionale” ed “emozionale” e dunque quali migliori alleati di food e slow life per la Sabina?

Partendo da Rieti, passando per Palombara Sabina e raggiungendo Castelnuovo di Farfa, lungo la Strada dell’Olio della Sabina Dop si possono mettere insieme tre alfieri di questi luoghi: la sede del Consorzio, luogo privilegiato di produzione dell’Extravergine Dop; l’Olivone Millenario, fiero baluardo dell’antica tradizione agricola; e il Museo dell’Olio che celebra la coltura-cultura attraverso arte e architettura. Marco Porcio Catone Censore, ben due secoli prima di Cristo, argomentava che “l’ulivo nasce pebleo e diventa nobile in Sabina”, mentre il medico Galeno quattrocento anni dopo definirà l’olio sabino come il migliore del mondo antico. Con premesse di questo tipo, chi vive e produce in questa terra non può non sentirsi orgoglioso.

“Lo sviluppo del settore turistico rappresenta una delle migliori opportunità di crescita economica per la nostra provincia, tenuto conto della presenza di un mix di risorse riconducibili al suo articolato sistema produttivo agricolo, artigianale, turistico, naturalistico e culturale – sottolinea Vincenzo Regnini, presidente della Camera di Commercio di Rieti  – in tale contesto, al fine di valorizzare le aree caratterizzate dalla presenza di produzioni olivicole di qualità, stiamo lavorando per un’offerta turistica di tipo integrato, che punta a condurre i visitatori nel cuore della Sabina produttrice di olio, in cui il paesaggio caratterizzato dall’olivo è alternato alle piccole aziende che producono l’ottimo extravergine della prima Dop d’Italia, la Dop Sabina appunto”.

Carboncella, Leccino, Raja, Frantoio, Olivastrone, Moraiolo, Olivago, Salviana e Rosciola sono il segreto della bontà di questo olio dal colore giallo-oro, dai riflessi verdi e dal sapore aromatico: sono queste cultivar specifiche che danno vita all’Extravergine (in blend o anche in monocultivar) sul quale vigila il Consorzio dedicato alla tutela della Denominazione di Origine Protetta, costituito tra produttori olivicoli, frantoi e imbottigliatori di una vasta zona che comprende 46 comuni della provincia di Roma e Rieti. Una filiera improntata alla qualità totale, perché va anche detto che la tradizione è la coltivazione, mentre la produzione affinata nel tempo è improntata al rispetto del gusto e delle caratteristiche organolettiche che rendono l’Extravergine amatissimo a tavola, indispensabile nella Dieta mediterranea Patrimonio dell’Umanità. Interessante il fatto che il Consorzio abbia messo a punto un packaging unico, che da un lato accomuna i produttori certificati Sabina Dop (che scelgono volontariamente di utilizzarlo), e dall’altro assicura l’immediata riconoscibilità del brand sul mercato da parte del consumatore finale.

Guardandosi intorno, percorrendo la Strada dell’Olio della Sabina Dop ci si rende conto di come quasi tutte le alture siano dominate da caratteristici borghi medievali, castelli ed antichi monasteri. Suggestiva l’immagine complessiva di Palombara Sabina, dove appena poco fuori il centro abitato c’è l’Olivone Millenario, “maestoso, antico testimone della nostra storia, da secoli rispettato, quasi venerato dalle genti del territorio”. Insomma un monumento vivente, intriso di importanza storica, naturalistica, biologica e climatica. Quest’olivo (la cui circonferenza oggi è di 9,70 metri) discende dall’Olea Sativa, varietà primordiale esistente in epoca protostorica, che ha generato nei secoli, attraverso continue ibridazioni spontanee, le varietà endemiche della Sabina. La gente lo chiama familiarmente “U L’Ivo” a dimostrazione del suo attaccamento, tanto che molte giovani coppie di sposi non rinunciano a scattarsi davanti al veterano una foto-ricordo in abito nuziale come buon auspicio.

L’altro luogo da non perdere è il Museo dell’olio della Sabina a Calstelnuovo di Farfa, a due passi dalla famosissima Abbazia di Farfa, uno dei pochi centri medievali europei nel quale furono conservate e poi trasmesse le antiche tecniche dell’olivicoltura. In una dimora cinquecentesca il museo riunisce in un unico itinerario di visita i luoghi più rappresentativi della storia e delle tradizioni del borgo medievale, ma in fondo dell’intera Sabina. Il visitatore viene accolto dagli accompagnatori e la visita ha inizio risalendo il rinascimentale Palazzo Perelli, che ospita anche la sede municipale del borgo. L’antichissima cultura olivicola abbinata ad arte e architettura, si diceva: cinque artisti di fama internazionale – Alik Cavaliere, Maria Lai, Hidetoshi Nagasawa, Ille Strazza e Gianandrea Gazzola – hanno interpretato il tema con loro installazioni che calano nella tradizione.

L’artista sarda Maria Lai ha tracciato ne “L’Albero del Poeta” il legame tra arte e olio mentre in un corridoio appena illuminato che sembra riportare il visitatore alla nascita dell’Universo si ammira “Olio di Parole”. Su un fondo di sabbia sono deposte (purtroppo mai completate, ma per questo ancor più coinvolgente) le fusioni-sculture di Alik Cavaliere, mentre lo scultore e architetto giapponese Hidetoshi Nagasawa nel suggestivo grottino del Palazzo ha piazzato “Ulivo Viaggiante”, un ulivo in rame capovolto che scende dalla volta scavata verso il fondo allagato su cui si muovono lentamente barchette con piccole fiaccole. Gianandrea Gazzola ha creato “Oleophona”, un’installazione in cui l’olio cadendo goccia a goccia negli orci settecenteschi originali rinvenuti nell’edificio attiva meccanismi cinetici che producono suoni e melodie, rievocando la voce originale dell’olivo.

Il momento più affascinante è quando ci si trova di fronte ad un tronco di ulivo ruotante ancorato al pavimento e al soffitto da un perno sul quale scorrono quattro archi-pantografi che riproducono i suoni. “L’ulivo è materia della nature, la tecnologia e materia della scienza – spiega Gazzola – l’olio è materia della culture, così come le giare settecentesche, antichi contenitori in terracotta per l’olio, murati nel palazzo sono espressione della sua storia. L’arte accomuna queste materie così diverse tra loro, le leva dal loro isolamento e ne mute le caratteristiche. Esse diventano parti inscindibili di una nuova e unica espressione. Siamo in uno spazio nel quale tutti i nostri sensi sono sollecitati”.

L’itinerario prosegue poi in un frantoio a trazione animale del XVIII secolo perfettamente conservato, nell’ambiente dell’antico forno cittadino e, infine, nel sito archeologico medievale della chiesa di San Donato. Questo particolare museo ha suscitato grande interesse in Italia e all’estero perché racconta una storia locale con linguaggi universali: la civiltà dell’olio rivive nelle testimonianze storiche del territorio e nelle nuove interpretazioni che gli uomini del nostro tempo offrono di questo simbolo millenario del mondo mediterraneo.

Per saperne di più
www.gosabina.com
www.sabinadop.it

www.turismoitalianews.it

Commenta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>