Amazon, delusione fra i lavoratori nella nuova sede di Rieti: da gennaio mandate via oltre 300 persone

amazon-lavoratori-300x200di Raffaella Di Claudio –

Un sogno diventato chimera, in soli tre mesi. «Ci avevano assicurato, sindaco in primis, che con l’arrivo di Amazon noi di Fara Sabina avremmo trovato finalmente un posto di lavoro sicuro. Niente di più falso». Sono amareggiati e profondamente delusi i due lavoratori Amazon che hanno deciso di raccontare a Il Messaggero quanto sta accadendo all’interno del centro di distribuzione Fco1 di Passo Corese (Rieti).
Dove, entro i primi giorni di gennaio, sono state mandate a casa più di 300 persone. La maggior parte avevano contratti interinali full time.

Chi è rimasto è assunto con il Mog (monte ore garantito) che ha scadenze diverse in base al giorno di assunzione (i termini sono previsti tra febbraio e marzo). Ma anche per loro non esistono certezze. Passato il picco natalizio, in cui hanno lavorato sette giorni su sette, attualmente vengono chiamati al massimo due giorni a settimana. «E in questo modo, secondo loro – continuano i due lavoratori – chi ha una famiglia come fa a contare su un’entrata tanto precaria?».

I LICENZIAMENTI
Nonostante le assicurazioni arrivate da Amazon, solo qualche giorno fa, circa l’avvio delle conversioni dei contratti nei primi giorni di gennaio, la realtà assume contorni diversi. Chi è fuori dal 4 gennaio è quasi certo che nessuno lo richiamerà. Sarebbe stato un imprevisto ad aprire gli occhi ai dipendenti. «Il 3 gennaio ci siamo recati al centro per il turno, ma quando siamo andati a passare il badge risultava bloccato. Eravamo tantissimi fermi ai tornelli – raccontano i due lavoratori – Non capivamo. Inizialmente da Amazon hanno fatto finta di niente, poi ci hanno detto che era stato commesso un errore e i badge erano stati bloccati in anticipo. Dopo aver atteso per circa mezz’ora, mentre la tensione cresceva, ci hanno fatto entrare. Ma lavorare in quello stato era impossibile. Una volta aver visto bloccati i badge, è stato chiaro a tutti che non ci avrebbero richiamati. Anche perché la comunicazione di rinnovo avviene, via messaggio, qualche ora prima del turno da svolgere. E’ stata una giornata terribile. Tutt’intorno era un piangi piangi. E a poco sono servite le scuse di manager e leader».

POCHI FARENSI
«Questa sorte è toccata soprattutto a noi di Fara che non siamo entrati a settembre – continuano i due lavoratori – Ad essere assunti a tempo indeterminato, al contrario delle promesse politiche, sono soprattutto persone provenienti da Rieti, Roma, Fiano Romano, Napoli e Caserta». «Ci hanno tenuti costantemente sotto pressione, per aumentare la produzione, ma tutto dipende dall’immagine che di noi danno i manager e i leader – proseguono a raccontare – Prima potevamo vedere sui computer il tasso di produzione, ora non è più possibile. E dobbiamo fidarci di quanto ci viene comunicato. Ma poi, abbiamo visto, che non sono state riconfermate nemmeno le persone premiate per aver fatto un record di produzione. Sarà un caso?».

IL SISTEMA
«Tutto viene comunicato via telefono, con pochissimo preavviso. Il sistema di lavoro è sicuramente pressante e stressante – raccontano –. Continuamente veniamo incitati ad aumentare la produzione e alla puntualità. Per ogni minuto di ritardo, all’entrata o al rientro dalla pausa (che è di 30 minuti totali), ci viene decurtato un quarto d’ora dallo stipendio». Condizioni che la maggior parte dei lavoratori sarebbero disposti ad accettare, in cambio di una prospettiva di stabilità che, però, ad oggi non c’è.

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3 Commenti

  1. Esaminiamo bene ciò che viene detto. «Ci avevano assicurato, sindaco in primis, che con l’arrivo di Amazon noi di Fara Sabina avremmo trovato finalmente un posto di lavoro sicuro. Niente di più falso» Quindi i sindaci promettono posti sicuri ai loro cittadini (che, rassicurati dalla promessa, li votano) e le aziende devono assicurare lavoro a tempo indeterminato a tutti i lavoratori che assumono? Se un’azienda fa panettoni e ha bisogno di personale nel periodo antecedente il Natale deve tenerselo a tempo indeterminato per tutto l’anno? Le aziende che ricorrono ad agenzie spiegando che si tratta di lavoro a tempo determinato senza alcun impegno ad assunzione definitiva, quale altra soluzione potrebbero adottare? Riguardo i ritmi e carichi è giustissimo si abbia margine di trattativa sindacale in azienda, su questo concordo, mentre sulla questione dei ritardi è il contratto (firmato dai sindacati) che detta le regole e bisogna rispettarle. A mio avviso, si dovrebbe lottare non per il posto fisso ma per un reddito minimo garantito che supporti ogni persona che si renda disponibile ma non trovi nel suo territorio un posto fisso, ovunque si trovi residente. E lo dico con gran rispetto per tutti quelli che han pianto a causa delle finte promesse elettoralistiche, se effettivamente fatte, o per ignoranza delle leggi che permettono alle aziende di chiamare tramite agenzie o direttamente solo per il tempo che a loro occorra. Nel secondo caso, però, si deve chiedere ai partiti come intendono affrontare, a livello legislativo, la questione dei lavori stagionali, picchi di produzione, e simili, in modo che nessuno si senta perso appena il lavoro a tempo determinato termina.

  2. @laura
    Diciamo che ognuno guarda al proprio orticello. A Fara Sabina si lamentano per i pochi posti, a loro avviso, finiti a Fara Sabina. La loro argomentazione (condivisibile o meno, ma è un’altra storia) è basata sul fatto che, in effetti, il capannone ha sede nel loro comune. Ma se volessimo allargare il campo d’osservazione, non dimentichiamo che a suo tempo Nicola Zingaretti e Matteo Renzi avevano annunciato in pompa magna migliaia di posti di lavoro (tra l’altro a tempo indeterminato, stando ai loro annunci) destinati a tutto il Lazio. “Amazon sarà una svolta per tutti i cittadini della regione” e poi ci sarà “l’effetto jobs act che farà da traino”, dicevano. E i risultati? Mah.

  3. @giorgio Ricordo, e mi si corregga se sbaglio, che le selezioni furono affidate a 2 società di somministrazione con sede a Monterotondo che vennero a incontrare i candidati sia a Fara Sabina che in un albergo di Fiano Romano per spiegare loro come dovevano presentare il curriculum. Si presentarono in moltissimi, residenti nei vari comuni qui intorno ma non solamente, e le agenzie seguirono delle direttive generali da parte dell’azienda offrendo rapporti di lavoro molto brevi che potevano essere accettati o meno. A qualunque azienda che tenga alla puntualità interessa assumere chi abita più vicino alla sede proposta, ma intervengono moltissimi altri elementi a determinare la scelta. Nessun uomo politico o sindacalista può assicurare assunzioni a tempo determinato o indeterminato e se lo fa sa che sta mentendo, altro è dire che si offre un’opportunità nel territorio e questo è logico. Ciò che mi ha stupito molto è l’arrivo da Napoli – per fare esempio – di persone che poi dovevano necessariamente pagarsi un alloggio e quindi rimanere con pochissima disponibilità in tasca per sopravvivere. L’unico fatto positivo – in questi casi – poteva essere il successivo diritto a indennità di disoccupazione, ammesso che si fosse maturato a fine rapporto. Ma questo fa riflettere su sistema complessivo che va rivisto: un conto è decidere liberamente di andare a vivere in una città lontana per rimanerci e altro essere costretti dal bisogno ad allontanarsi lasciando moglie, figli, genitori, ecc. Quindi, se riteniamo giusto che un’azienda si scelga liberamente i propri dipendenti per il tempo che ritiene necessario a suoi bisogni, l’unica cosa che un politico può fare è favorire costruzione alloggi a prezzo accessibile (max 25% di uno stipendio netto) nei pressi degli insediamenti, contando non tanto sull’assunzione dei propri concittadini quanto sui vantaggi dell’indotto, come i negozianti che venderanno più merci ai lavoratori sul posto da qualsiasi luogo provengano. Se invece decidiamo che un’azienda debba obbligatoriamente assumere a tempo determinato o indeterminato prioritariamente tutti i disoccupati nel territorio d’insediamento della struttura, allora questa decisione dovrà essere supportata da leggi dello Stato coerenti, che non mi pare vi siano al momento. Anzi, a proposito, nel programma di Potere al popolo vedo traccia, anche qui ditemi se sbaglio, di obblighi stringenti per i datori di lavoro su assunzioni a tempo indeterminato ma non specificando se fra questi obblighi vi sia anche l’assunzione dei disoccupati del posto escludendo altri. Dovremmo pretendere che i partiti si esprimano chiaramente su quali siano i loro intendimenti al riguardo, invece di attaccare furiosamente ogni momento l’una o l’altra parte solo per simpatia o antipatia dei vari rappresentanti più in vista.

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