Salviamo il fiume Farfa: in tre giorni già raccolte quasi tremila firme

farfa19Lanciata da poche ore la petizione su Change.org rivolta alla Regione Lazio «Salviamo il fiume Farfa». Lo ha fatto il gruppo «FarfaSorGente» ed il risultato è stato incredibile: 2800 firme in 3 giorni e mentre scriviamo si sono quasi raggiunte le 3mila firme.

«Segno – si legge in una nota del gruppo Salviamo il fiume Farfa – di un forte attaccamento alla Sabina da parte di chi la vive, ma anche di un sentimento che accomuna tutti coloro che si battono ogni giorno sui propri territori per difendere l’acqua e le risorse naturali. Risorse sempre più limitate, a causa dei cambiamenti climatici e degli usi impropri, causati dalla mancanza di pianificazione e, nel caso del Farfa-Le Capore, anche da ripetute violazioni delle norme ambientali. Siamo di fronte, infatti, ad un altro disastro ambientale annunciato, iniziato nel 1980 ma, a differenza di quello del Lago di Bracciano, tenuto nascosto persino in questa torrida estate.

Quanto sta accadendo al fiume Farfa non viene raccontato dai telegiornali semplicemente perché pochi sanno, e molti fanno finta di non sapere, che questo fiume era il maggiore affluente del Tevere, dopo il Nera-Velino-Peschiera e l’Aniene! Per molti, invece, è più comodo pensare che il Farfa sia sempre stato un torrente (così indicato persino nel Piano di tutela delle Acque Regionale) e, quindi, una portata estiva di 200 litri al secondo sia già un miracolo in assenza di precipitazioni.

Invece il Farfa è alimentato dalle sorgenti Le Capore, catate in assenza di concessione. Niente concessione, niente disciplinare, quindi nessuna ordinanza della Regione Lazio in soccorso del Farfa. E se serve salvare il lago di Bracciano dove prendiamo l’acqua in attesa che vengano ridotte le perdite? Dal Peschiera-Le Capore, naturalmente.

Regione Lazio che non ha mai pensato di sanare questa situazione, pur essendo dal 1998 autorità competente al rilascio delle concessioni. Regione Lazio che ha un Piano regolatore acquedotti del 1977 e in quello adottato del 2004 le sorgenti Le Capore non sono nemmeno riservate all’approvvigionamento idrico di Roma. Regione Lazio che preferisce illudere continuamente i cittadini della provincia di Rieti che qualcuno gli sta per pagare l’acqua e che sceglie di commissariare i Comuni che non cedono il servizio ad Acea Ato2 Spa invece di commissariare l’Ato2 per aver scelto di non investire nella riduzione delle perdite, come sembra si stia finalmente cominciando a fare.
In proposito, è sufficiente ricordare che ridurre al 20% le perdite significherebbe recuperare circa 5.000 litri al secondo, quanto basta per salvare il Farfa, Bracciano, l’Aniene e per tenere aperti i “nasoni” a Roma, possibilmente dotandoli di rubinetto.

Il nostro obiettivo è giungere ad un Contratto di fiume Farfa/Le Capore, cominciando a restituire acqua al Fiume, unica possibilità per costruire un’economia locale sostenibile centrata su un Progetto di sistema, creando occupazione e contribuendo localmente all’azione di contrasto al cambiamento climatico».

www.ilmessaggero.it

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