Nelle rotte della cocaina coinvolti albanesi di Fiano Romano

boss_dei_due_mondidi Marialucia Conistabile –

Il pentito Domenico Trimboli depone al processo overing. Il contatto sarebbe stato Fabrizio Cortese di San Gregorio d’Ippona.

Ha risposto alle domande del pm distrettuale Annamaria Frustaci in collegamento da un sito protetto. Smessi i panni da “boss dei due mondi” e vestiti quelli di collaboratore di giustizia Domenico Trimboli, 63 anni, nato in Argentina da famiglia originaria della Locride, ha parlato in collegamento con l’aula bunker del nuovo palazzo di giustizia di Vibo Valentia, di cocaina. Quella del Sud America diretta nel Vibonese. Rotte di un traffico che conosce essendo stato tra i più potenti broker della droga.

Secondo quanto dichiarato da Trimboli nel processo scaturito dall’operazione Overing, le spedizioni partivano da Colombia, Venezuela e Perù. Il contatto calabrese sarebbe stato Fabrizio Cortese, 45 anni, di San Gregorio d’Ippona, (processato con l’abbreviato e condannato a 15 anni) che Trimboli ha detto di aver conosciuto tra il 2005 e il 2006, durante i viaggi di Cortese in Colombia. Paese in cui si recava – secondo il collaboratore – mandato da Rocco Logozzo di Gioiosa Jonica, con il quale il pentito avrebbe avuto solo contatti telefonici, per acquistare cocaina.

Per esportare la droga in Italia, Domenico Trimboli si sarebbe affidato ad un chimico, detto Pacho, il quale sarebbe riuscito a nascondere la cocaina impregnando i fili di un’amaca, poi imballata e sigillata. Un sistema che avrebbe ingannato anche i cani antidroga, ma che necessitava poi di un lungo ed elaborato processo di estrazione. Chimico che aveva insegnato a Fabrizio Cortese come estrarre la cocaina usando dei liquidi che si procurava in una farmacia nel Cosentino. Fatto sta che – secondo quanto riferito in aula dal collaboratore – un conoscente di Cortese avrebbe preso l’amaca “alla coca” dal Perù portandola sino a Barcellona. Successiva tappa Genova e poi il Vibonese. In ballo due chili di cocaina, ma dall’estrazione se ne ricavarono solo 500 grammi e solo mezzo chilo venne pagato (15mila euro).

Il collaboratore di giustizia ha poi riferito su altre modalità per importare la cocaina dal Sud America, quale quella di nascondere la droga all’interno di tronchi di legno appositamente preparati dai narcos, oppure occultandola impegnando capi di abbigliamento.

Per lunedì 20 novembre è in programma la prossima udienza, mentre per il 29 novembre, sono previsti i testi della difesa e fra questi anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi, teste a discarico citato dall’avvocato Francesco Stilo, considerato che alcuni imputati del processo sarebbero stati interessati pure al mercato clandestino dei quadri d’autore.

Associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico transnazionale l’accusa contestata dalla Dda a Ciro Davolo, di Vibo; Danilo Fiumara, di Francavilla Angitola; Filippo Corello, di Vena Superiore; Antonio Cortese, di San Gregorio; Bruno Fuduli, di Filandari; Domenico Prestinenzi, di Bivona, frazione di Vibo; Ferdinando Rossi, di Marano (Na); Giuseppe Schiariti, di Panaia di Spilinga; Saverio Serra, di Vibo, ma residente a Campogalliano (Mo); Vito Serratore, di Pizzo; Aniello Ambrosio, di Riccione; Riza Baco, albanese residente a Fiano Romano; Michele Flemma, di Perugia; Correa Gonzales Guillermo Leon, colombiano; Aldo Gorgaj, albanese, residente a Fiano Romano; Maria Caren Alvarez Velasquez, colombiana, residente a Scandicci; Elton Zotaj (latitante), albanese, residente a Fiano Romano.

www.gazzettadelsud.it

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